22 febbraio 2019

Interviste

CHIUDI
CHIUDI

Chiudi

21.10.2018

Interviste

«Il lago, la musica
Il mio elemento:
innata passione»

Betty Vittori: cantautrice attiva dagli anni ’80, voce dei Flying Foxes, ha collaborato anche con Mina e Morandi FOTO DIANA BOVOLONI
Betty Vittori: cantautrice attiva dagli anni ’80, voce dei Flying Foxes, ha collaborato anche con Mina e Morandi FOTO DIANA BOVOLONI

La profondità del lago ha occhi luminosi. Una voce limpida. Scalda l’anima e scioglie l’urgenza. «Mia mamma dice che da piccola mangiavo la carta dei libri», ricorda Betty Vittori, raccontandosi davanti a un caffè. «Lei cantava. Avevo la musica in casa». Hanno ragione gli inglesi, allora, quando dicono che la mela non cade mai troppo lontano dall’albero: Betty - all’anagrafe Maria Elisabetta - canta e scrive. Calca palchi, coltiva progetti, cresce promesse. Comunica passione. Insegna alle allieve la magìa in cui è cresciuta, in riva al Garda.

Salodiana, recitano i testi del suo vissuto.

Sì, ma per due soli giorni. Mia madre Emilia è di Sirmione: al terzo giorno lasciavo Salò, ero sirmionese anch’io e tale son rimasta.

Origini?

Mantovane. Da lì la mamma è arrivata sul lago, dove sono cresciuta. Doveva essere così: è il mio elemento.

Come ha fatto ad abituarsi a Milano, quando la carriera poi l’ha portata lì?

Impazzivo. Mi portavano sui Navigli per farmi stare meglio, ma è difficile vivere in un posto diverso da Sirmione: quando ti alzi la mattina e vedi tutta quell’acqua meravigliosa... Brescia è diversa da Milano: è costruita sull’acqua, ci sono 13 fiumi. A Brescia sento meno la mancanza. E ho sempre la musica con me.

Da quando?

Da quando sono nata. Sono figlia di una cantante che a 16 anni era già in un’orchestra. Mia nonna l’accompagnava anche a Brescia. Avevo visto una vecchia foto, mia mamma giovanissima al microfono in una piazza; ho cercato, verificato: era piazza Mercato, nel 1940.

Musica di famiglia.

Mio padre era appassionato di jazz. L’ho visto poco, ci ha lasciato i dischi. In casa avevo il pianoforte. Tanti libri. E i canzonieri.

Cosa le piaceva?

Il canto lirico non mi ha mai entusiasmato, a parte la Callas: si poteva capire cosa diceva, era bravissima. C’era un gioco con mia nonna, mi faceva ridere sentire un modo di cantare impostato. Io poi avevo i primi dischi di Ella Fitzgerald e Sarah Vaughan. Mia cugina era già adolescente e alle festine ascoltava i Beatles, che mi hanno subito colpito.

Come ha cominciato?

Mia mamma mi ha mandato a lezione di piano, ma mi sono stufata presto, solfeggiare mi annoiava. Il primo vero strumento è stato la chitarra. Un’estate al mare Paolo, un ragazzo più grande di me di cui poi sono diventata amica, si è accorto della mia passione perché avevo sempre gettoni per il jukebox. Eravamo in vacanza fra Porto Recanati e Montefano, con tutto il tempo del mondo, e un giorno ai giardinetti mi sono messa a cantare. Paolo mi ha regalato una chitarra. La maggiore, Re maggiore, La maggiore. Avevo 13 anni, una Eko dal ponte altissimo e le dita verdi per i calli. Mi divertivo. Sono tornata a Sirmione dove avevo un’amica, Mina, che suonava la chitarra. Andavamo in giro fra le spiagge e i baretti ad esercitarci. Era vuota allora, Sirmione: si poteva fare, non disturbavi.

Intanto c’era la scuola.

Mi piaceva danza, avrei voluto fare il liceo artistico ma bisognava andare in città: c’è riuscito mio figlio Arthur Stanley Gray, senza che gli dicessi del mio desiderio insoddifatto ha scelto l’artistico a Verona e l’Accademia di Belle Arti a Venezia. Io mi sono iscritta allo scientifico, ma dopo 2 mesi di bigiate sono stata mandata al linguistico. D’estate mi dedicavo ai lavoretti, ho fatto anche l’imbianchino, e davo sfogo alla mia voglia di viaggiare, anche all’estero.

Il primo vero viaggio?

In Spagna, a Ibiza, in auto. Mi sono goduta tutta la costa francese e spagnola, i Pirenei. Posti stupendi.

L’incontro decisivo?

Una casualità. In un bar, ero fra amici, è entrato un bassista, Aldo Lucchini, e mi ha presentato Franco Testa. Sono stata invitata ad assistere alle prove di un gruppo a Montichiari: non avevo la patente, mi ha portato un amico. E così ho conosciuto Sandro Gibellini, Roberto Soggetti, Eugenio Catina, Francesco Boschetti, Valerio Abeni... Ho iniziato a cantare per gioco. Accantonando la danza.

E si è trasferita a Milano.

Sì. Lì i miei amici Gemelli, i fratelli Beppe e Piero Cazzago, mi hanno fatto conoscere una città bellissima. Sono stati importanti, mi hanno insegnato tutto. Non c’era Internet ma esistevano telefoni e treni, esistevamo noi: ha ragione Giacomo Poretti, quando dice che in quella Milano era tutto connesso. La sera non si stava a casa a guardare la tv, si usciva, in un locale trovavi Ivano Fossati e Francesco Salvi, capitava di suonare nello stesso posto in cui si esibivano Elio e Le Storie Tese. Legami che rimangono: l’ultima volta degli Elii a Brescia mi son data appuntamento con Paola Folli, che conosco da quasi trent’anni, e al soundcheck ho rivisto Vittorio Cosma, con cui feci un tour in Germania. Un amico come quelli che sono stata felice di ritrovare a Bagnolo Mella, a giugno, quando davanti a quattromila persone abbiamo ricordato i Gemelli con un grande concerto. Talenti come Carlo Marrale. Brava gente... Perché è difficile trovare musicisti che siano persone cattive. La competizione esiste, ma se ami la bellezza il tuo animo non può essere troppo malvagio.

Album, tournée, colonne sonore. Jazz, soul, pop. Di cosa va più fiera?

Dei Flying Foxes. Io, i fratelli Cazzago alla batteria e alla chitarra, Franco Cristaldi al basso: una famiglia. Sogni, viaggi, anni intensi. Come vivere tre vite insieme.

Come Volpini Volanti siete passati da band di Alberto Fortis a star di Mister Fantasy grazie a Carlo Massarini. Col tempo si sono aperte tante porte per ognuno di voi. Per dire: ora la radio sta passando «Cosa resterà di questi anni 80»...

... E nel brano cantavo anch’io. Vero. Di Raf ho uno splendido ricordo: gentile, umile. Il suo produttore, il mitico Bigazzi, era di una simpatia strepitosa. Mi chiamava sempre per i suoi dischi, c’era un rispetto reciproco. Come con Mimmo Locasciulli, gran signore. E Ornella Vanoni, vera artista. E poi, Rossana Casale: una sorella, l’ho sentita anche ieri. Le tournée con Fortis e Vecchioni, la visita a sorpresa che fece a noi Foxes quando registravamo a Londra... Un’amica vera.

Quali ascolti la ispiravano?

Joni Mitchell, James Taylor, David Crosby. Sentito il basso di Jaco Pastorius, decisi di seguire i Weather Report in tour assieme a Franco Cristaldi, da Milano a Reggio Emilia. È un modo di vivere la musica che ho ritrovato con Felice Cosmo e Federica Zanotti. Non condividiamo stanze, ma affinità. Stesso discorso con Giulio Corini, anche se ultimamente non utilizziamo il basso per scelta.

Sta nascendo un progetto nuovo?

Sì, stiamo registrando un disco con Stefano Castagna al Ritmo & Blu di Pozzolengo: Felice alle tastiere, Federica alla batteria, Simone Massaron alla chitarra. Ci sono 4 pezzi inediti, ne aggiungeremo di editi. Intanto, sono tornata a cimentarmi nella danza classica. Con una mia amica ho ripreso le lezioni. Dopo i veti materni, il desiderio ritorna. La passione è indistruttibile.

Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1

Il Racconto di Ferragosto

Sport

Cultura

Spettacoli