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19 novembre 2017

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12.10.2017

Interviste

«Inevitabile intervenire:
questa Serie B non aspetta
e io lotto contro il tempo»

Il presidente Massimo Cellino ieri sera all’uscita del centro sportivo San Filippo [FOTOGRAFO]FOTOLIVE/GUITTI
Il presidente Massimo Cellino ieri sera all’uscita del centro sportivo San Filippo [FOTOGRAFO]FOTOLIVE/GUITTI

Non voleva cambiare. L’ha fatto perché ha pensato che sarebbe stato peggio continuare così.

«Se guido devo conoscere l’auto che ho»: metafora calzante per la scelta di Massimo Cellino, che ritiene di non conoscere ancora il Brescia attraverso Roberto Boscaglia e intende ricrearlo a sua immagine e somiglianza con Pasquale Marino.

«Ho ereditato un Brescia che non era mio, lo sto cambiando pian piano - spiega il patron, zoppicante per un lieve acciacco che non gli ha impedito di salire e scendere i gradini della sede al San Filippo -: devo fare in modo che mi somigli, che corrisponda al tipo di calcio che voglio fare qui».

Presidente, non poteva più aspettare?

Guardi che per me cambiare è doloroso. Una perdita sotto ogni punto di vista. Non avrei mai voluto. Ma devo. La Serie B non aspetta.

Non poteva cambiare già ad agosto?

Ci avevo pensato, ma non avevo trovato l’allenatore che facesse al caso mio e al tempo stesso volevo dare a Boscaglia la possibilità di fare. È un allenatore che stimo.

Dispiaciuto per Boscaglia?

Molto. Lo rispetto profondamente. Forse ha fatto anche più del preventivabile considerate le difficoltà dopo il cambio societario, fra giocatori assenti e un campo d’allenamento che è quello che è. Ma dopo due mesi non ho ancora capito con che Brescia ho a che fare, e questo è un problema.

Cos’è mancato?

Non so. Forse una figura come la mia può aver messo pressione all’allenatore.

È il suo ventinovesimo esonero.

Ma non mi piace affatto cambiare allenatori! E sono più semplice da capire di quel che posso sembrare, mi creda. Voglio certe cose. Una squadra che proponga un gioco, che sappia costruire. A lei son piaciute le prove in trasferta a Terni e a Chiavari? Io sinceramente mi aspetto qualcos’altro, dalla mia squadra.

Quanto vale questo Brescia?

Capisce che è proprio questo che ora non so con esattezza? In questo Brescia intravedo giocatori di qualità. Per me la squadra vale più di quello che ha fatto finora.

Perché Marino?

Cerco un allenatore attraverso il quale capire cosa può realmente fare questo Brescia, e posso riuscirci più facilmente attraverso un tecnico che già conosco.

Marino è stato suo avversario in diverse occasioni, quando lei era presidente del Cagliari.

Quando si frequenta lo stesso calcio, si vivono le stesse situazioni, ci si capisce e ci si conosce: io so cosa posso aspettarmi. Voglio un allenatore che si arrabbi e pretenda anche, se serve.

Ha incontrato anche Cosmi?

Sì. Mi piace molto, come mi piace Guidolin, che considero uno dei migliori allenatori italiani, o Delneri, che in certi contesti so capace di grandi cose. Per me gli allenatori si dividono in due categorie: quelli che hanno voglia di allenare e quelli che invece no. Cosmi, pronto a rinunciare a un contratto in essere, va stimato innanzitutto per la passione che ha.

Ha pensato di prenderli entrambi?

Ottima idea, certo che avrei voluto, ma non si può... Alla fine bisogna scegliere. Peccato.

Campo, stadio, centro sportivo: questi primi mesi sono frenetici.

Per lo stadio bisogna trovare equilibri attraverso un progetto condiviso, e non mi oppongo certo io, ma non vendo fumo e adesso le priorità che posso garantire sono altre. La squadra deve prendere un buon passo, ci alleniamo in un luogo in cui siamo ospiti e io invece voglio un centro sportivo nostro.

Che può sorgere a Lonato, Rezzato, Castegnato e Torbole, con i lavori al via in marzo: sarà pronto nel 2018?

Per il centro sportivo io dico che in giugno si può fare qualcosa di concreto. Sono al lavoro, anche su quel fronte. Intanto, pensiamo alle partite. In pochi punti si sale e si scende, bisogna stare attenti. E la mia, qui, è una corsa contro il tempo.

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