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mercoledì, 18 ottobre 2017

«Religione o scienza?
La seconda richiede fatica e chiarezza»

San Barnaba, oggi alle 18 Odifreddi e «La seduzione dei numeri» (BATCH)

«Rationale animale es», scriveva Seneca. «Sei un uomo razionale». La definizione, insieme a un altro paio di cosucce del mondo latino, deve essergli rimasta dentro: Piergiorgio Odifreddi è il mostro più sacro della divulgazione scientifica italiana. Cortese ma sincero, mai accomodante, scomodo (per certi ambienti) quanto basta. Oggi pomeriggio alle ore 18, sarà ospite de Le X Giornate, per l'incontro «La seduzione dei numeri».

Conosce il festival?

Sì, anche se non avevo mai partecipato in prima persona. Mi piace l'idea di unire l'aspetto strettamente culturale alla musica, in tutte le sue forme. So che diversi altri relatori hanno tenuto gli incontri nell'Aula Magna dell'Università Cattolica, io invece sarò all'Auditorium San Barnaba...

Decisamente più spazioso e pronto ad accogliere il pubblico.

Sarà sicuramente per quel motivo! (ride)

Le categorie in cui viene solitamente inserito sono: matematico, logico, saggista. Quella a cui è più affezionato?

Difficile scegliere. La matematica costituisce un'entità quasi indefinita per le persone comuni, molto lontana dagli argomenti capaci di appassionare. Con la logica va un po' meglio, e spesso la gente è incuriosita da alcuni procedimenti: cercherò di fare leva su questo, per mettere in pratica la mia attività di divulgatore, appunto. In generale, comunque, noto con piacere che la materia ha conosciuto una certa diffusione negli ultimi due decenni.

Non esiste solo la matematica, però. Nel suo libro «Come stanno le cose» c'è Lucrezio al centro del discorso: stiamo parlando di letteratura.

Ho sempre considerato il «De Rerum Natura» come un poema scientifico, che contiene un messaggio divulgativo. Nonostante siano passati addirittura 2mila anni. È incredibile pensare che trattava di atomismo, una teoria che ci viene insegnata a scuola, ma di cui siamo a conoscenza solo da un centinaio di anni. Lucrezio era un poeta, d'accordo. Eppure la sua era una visione incredibilmente avveniristica. I divulgatori provengono quasi sempre dall'ambiente scientifico, e faticano quindi a raccontare le cose in modo artistico. Probabilmente per questo si fa fatica ad attrarre le persone.

Tema delicato: la ricerca in Italia. Va così male?

È sottovalutata, non c'è dubbio. Individuo due ragioni per spiegare la situazione: la prima è l'influsso della religione. Il cristianesimo e il cattolicesimo si basano su proclamazioni di natura dogmatica, su quanto stabilito da concili o da testi sacri scritti un paio di millenni fa. Bisogna credere, e basta: tutto il contrario dell'atteggiamento scientifico, basato sulle osservazioni e sulle prove.

L'altro motivo?

Un certo retaggio storico che risale al primo '900 ed è, per certi versi, complementare. Sto parlando dell'Idealismo, che aveva a capo due figure di spicco come quelle di Croce e Gentile, e che assunse un atteggiamento denigratorio nei confronti della scienza. Una situazione analoga a quella che avvenne in Germania con Heiddeger.

La domanda delle domande, resta però una: scienza e fede possono essere conciliabili?

Penso che credere nella scienza possa, in realtà, essere una valida alternativa al credere in Dio. Non è però una cosa naturale: la scienza richiede fatica, sperimentazione... per certi versi è più difficile affidarsi a essa che non alla religione. Le spiegazioni fornite dalla scienza sono molto più dettagliate e precise di quelle date dalla fede.

Qualche mese fa, in un programma televisivo (Matrix) spiegò le ragioni del suo ateismo. Crede almeno nel piccolo schermo quindi?

In realtà spesso la televisione è un contenitore di banalità. La matematica non viene quasi mai trattata: nemmeno da programmi scientifici riconosciuti e apprezzati, quasi sempre rivolti altrove. Però la tv può raggiungere tantissima gente, e veicolare più velocemente un messaggio rispetto a qualche incontro con poche decine di spettatori, per quanto selezionati e interessati.