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18 ottobre 2017

Interviste

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15.09.2017

Interviste

«Sopravvissuti grazie
a Ubi Banca. È il momento
di ridarle qualcosa»

Massimo Cellino, Stefano Vittorio Kuhn e l’amministratore delegato del Brescia Rinaldo Sagramola
Massimo Cellino, Stefano Vittorio Kuhn e l’amministratore delegato del Brescia Rinaldo Sagramola

Massimo Cellino a tutto campo: dal riconoscimento del ruolo di Ubi Banca ai progetti su impianti e squadra. E la questione stadio, con una chiusura non totale ma a condizioni chiare, e con un progetto diverso da quello presentato a fine luglio dalla precedente proprietà al sindaco Emilio Del Bono.

Presidente Cellino, è la sua prima presentazione in casa della banca-sponsor come proprietario del Brescia.

Mi piace poco andare a queste manifestazioni. Nel calcio spesso diventano routine.

Stavolta perchè ha fatto un’eccezione?

Attraverso i conti della società ho toccato con mano l’importanza di Ubi Banca, istituto che ha segnato la storia di questa squadra. Non è solo uno sponsor, è molto di più. E sono onorato di poterla ringraziare. Ci ha dato molto più dei soldi. Se il Brescia è sopravvissuto a tutte le vicissitudini, deve ringraziare la banca.

Che resta al vostro fianco.

Ne sono felicissimo. Dà tranquillità a tutti. Ma non ne approfitterò, cercherò di non chiederle niente se non di coinvolgerla a livello di immagine in certi progetti.

A partire del nuovo centro sportivo del Brescia?

Ubi Banca ha già dato tanto, ora tocca a noi restituire. La prima cosa sarà proprio il centro sportivo, una casa per gli allenamenti della prima squadra e per tutte le giovanili. Non prometto risultati immediati, non è serio. Garantisco soltanto il centro sportivo e di puntare alla promozione in Serie A in due anni.

A Cagliari ha costruito Asseminello.

Lo feci 6 mesi dopo aver acquistato la società. In 4-5 anni è diventato il più bello del mondo. A Brescia abbiamo una squadra nettamente superiore a quanto le possiamo offrire come attrezzature sportive.

Ovvero?

Sono altamente imbarazzato per quello che ho trovato a Brescia: in una città in cui la grande industria è un esempio per tutta Italia, nel calcio non si è fatta impresa.

Cosa significa fare impresa nel calcio?

Innanzitutto avere un centro sportivo dove si allenano come si deve i calciatori e si creano i campioni; poi uno stadio che, però, appartiene alla ricchezza della città.

Il Comune dice di non avere fondi per il nuovo Rigamonti. Lei è disposto ad accollarsi la spesa?

Io prendo solo impegni che posso onorare. Mai avuto un leasing in vita mia. Detesto i debiti, non dormo finchè non li ho pagati. Questo sono io. La mia azienda prima fa e poi parla. Non vi racconto bugie. Lo stadio deve essere frutto di un interesse comune, in cui ognuno fa la sua parte. In questo caso, mi metto a disposizione.

E se il nuovo stadio toccasse a lei?

Lo faccio a modo mio e senza fretta, visto quel che mi è capitato a Cagliari.

Già, il carcere.

Appunto.

Eppure la percezione, prima del suo arrivo, era che l’interesse per il Brescia andava di pari passo con l’affare-Rigamonti.

Ma se non ci sono i soldi nemmeno per la semina dei campi! Io non avrei nemmeno voluto ricevere un interlocutore così. In Banca di sicuro non l’hanno fatto, in Comune forse sì.

Le è piaciuta la squadra, finora?

Non la sento ancora mia, ma solo perchè non la conosco ancora bene. Ma è costruita per il futuro e sono convinto che l’anno prossimo i nostri giovani saranno ancora più bravi e potremo puntare a salire in A. Bisogna dare loro la giusta responsabilità, ma questi ragazzi se la prendono già da soli. Basta non dargliene più del dovuto.

E per questa stagione quale è l’obiettivo?

Manteniamo la categoria. Comunque, sarei contento anche se avessimo zero punti. Credetemi: una squadra che inizia con l’Avellino in trasferta, il Palermo in casa e il Parma fuori, con un presidente in carica da pochi giorni, poteva iniziare male. Di punti invece ne abbiamo 4, tutti meritati e importanti. Attenzione: contro la Pro Vercelli sarà ancor più dura. Ma questo gruppo ha grandi potenzialità. A voi giornalisti e ai tifosi chiedo di lasciarla crescere in serenità: può impiegare un mese o sei mesi, ma ha comunque bisogno del suo tempo. Le premesse però sono buone.

Come si autodefinirebbe?

Un imprenditore internazionale: ho vissuto in America, lavoro nel settore del grano e della pasta, nell’immobiliare, nel calcio. I calciatori giocano a pallone, io pure, ma dall’altra parte. In tutti questi anni, tra Serie A e Inghilterra, qualcosa sul calcio ho imparato.

Uno slogan per il suo Brescia?

Umiltà e lavoro duro.

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