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26 maggio 2018

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09.02.2018

Interviste

«Stabilità e
concretezza per
imprese e Paese»

Giuseppe Pasini con la «sua» prima pagina e il vicedirettore Bormioli
Giuseppe Pasini con la «sua» prima pagina e il vicedirettore Bormioli

Giuseppe Pasini, originario della Valsabbia (di Odolo per l’esattezza) è un imprenditore e appassionato di sport (è al vertice della FeralpiSalò), abituato al lavoro e alle sfide. Un impegno costante e senza guardare l’orologio - «mi alzo alle 6 del mattino», ricorda - mettendo sempre in primo piano le imprese per il bene del territorio. Partendo proprio da questo presupposto, in vista di scadenze importanti, non solo per il sistema economico ma anche per l’intero Paese, nella veste di leader del gruppo Feralpi di Lonato del Garda e di presidente dell’Associazione industriale bresciana, mette sul piatto una serie di sollecitazioni.

Presidente Pasini, il 15 e 16 febbraio prossimi Confindustria ha convocato le assise a Verona: un appuntamento di portata nazionale per chiedere alla politica risposte concrete dopo il voto. Considerate le tante promesse del passato, spesso rimaste disattese, quali sono le istanze più urgenti?

Confindustria ha messo a punto un testo articolato, realizzato con il contributo di tutte le territoriali, quindi anche con il supporto di Brescia, nel quale vengono evidenziate le azioni da concretizzare. Tra queste, dal mio punto di vista, ci sono sicuramente alcune priorità.

Da quale iniziamo?

Dopo il 4 marzo servirà assolutamente una forza, oppure una coalizione forte, in grado di governare il Paese. Ma questo, viste le premesse, non è scontato. Mentre in Lombardia la situazione si presenta più fluida, a livello nazionale non mancano le incertezze che alimentano l’attesa e, in un certo senso, anche la preoccupazione.

Ammesso che il Paese si ritrovi con un Governo dopo il voto di marzo, quale sfida si dovrà affrontare in partenza?

Sicuramente bisognerà puntare su progetti di crescita e per fare questo, inutile dirlo, è indispensabile agire sul fronte del fisco e del costo del lavoro per garantire anche maggiore potere d’acquisto ai lavoratori: questo può contribuire a rilanciare i consumi interni, visto che le imprese, anche quelle bresciane ormai prossime al nuovo record storico sui mercati internazionali, non possono vivere solo di export. Ma questo non è solo un problema italiano, riguarda tutta l’Europa.

Sicuramente le imprese non chiedono solo questo...

Le aziende si attendono una politica strategica anche per combattere la disoccupazione, creare opportunità per i giovani investendo su percorsi formativi che possano rispondere al meglio alle loro esigenze.

Si spieghi meglio...

A Brescia, per fare un esempio, nei prossimi cinque anni, mancherà la disponibilità di tecnici in una misura vicina al 40-50% delle esigenze. Purtroppo il mondo delle aziende e quello della scuola si sono poco confrontati. Anche se ci sono i primi segnali di un’inversione di tendenza il ritardo accumulato nel tempo crea non pochi problemi.

La sfida della formazione si ricollega a quella imposta da Industria 4.0?

Nel modo più assoluto. La quarta rivoluzione industriale non è solo una questione di iper e super ammortamento. Il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, ha messo a disposizione risorse importanti, ma non possiamo pensare di vivere solo di incentivi. Bisogna puntare sulla crescita professionale delle risorse umane, iniziando da quella dei giovani.

Il fattore umano è sempre più strategico per le imprese, non è così?

Non c’è alcun dubbio. È il fattore sul quale tutti si stanno impegnando e investendo. Lo testimonia lo sforzo concretizzato dall’Associazione industriale bresciana con il liceo Guido Carli, una realtà formativa di alto livello e di impostazione europea e moderna.

Tornando al pressing sulla politica, ci sono altre priorità da anticipare al futuro Governo del Paese?

Chiederemo di intervenire in modo netto sul debito pubblico: bisogna tagliare i costi e spendere al meglio le risorse disponibili. Nel periodo di crisi le imprese si sono ristrutturate, mentre lo Stato non ha fatto lo stesso. È arrivato il momento di cambiare rotta e di snellire le procedure: la burocrazia spegne l’entusiasmo alla base di qualsiasi iniziativa privata.

Presidente il cambio di rotta serve solo a livello nazionale?

Anche l’Europa deve cambiare strategia: non basta avere una moneta unica per risolvere i problemi. Serve una politica unica dall’immigrazione all’industria, dall’energia al fisco. In questo contesto l’Italia deve avere la forza e il coraggio per essere più protagonista e incidere nelle decisioni assunte nel Vecchio continente.

Brescia in questo contesto come si inserisce?

Mostra uno stato di salute decisamente buono per quanto riguarda le imprese, come conferma la crescita del 3,3% della produzione industriale nel 2017 e la ripresa in termini di Pil. Certo non mancano le sfide da affrontare, insieme anche al sindacato che percepisce il cambiamento e le problematiche all’interno delle aziende. Insieme possiamo lavorare per risolverle e creare nuove condizioni, anche sul fronte del welfare, all’interno dei luoghi di lavoro.

E l’Aib può confermarsi protagonista andando oltre le polemiche interne?

Le diverse posizioni non mi preoccupano, è giusto che all’interno di un’associazione ci sia una dialettica aperta e accesa: ciò che conta è che sia costruttiva.

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