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Stazione "Marconi"

08.01.2013

L'ultramoderna Marconi porta il futuro nel parco

L'ultramoderna Marconi porta il futuro nel parco
L'ultramoderna Marconi porta il futuro nel parco

Una stazione ultramoderna porta un tocco di futuro in un parco novecentesco. La Marconi, sesta fermata del metrò a partire da nord, seconda in galleria profonda dopo Ospedale, s'incastona nel parco Sant'Antonino (che ha pagato il tributo di qualche albero sradicato), e i suoi lucernari sporgono insolitamente dal prato in una sintesi di natura e artificio tecnologico. Sarà la carta d'identità di una stazione che si colloca in posizione mediana tra Borgo Trento e via Crocifissa di Rosa, per servire entrambi. È lì anche per ricordare ai bresciani che un altro tributo, ben più grave, è stato pagato al progresso. Era il 5 novembre del 2009 quando Alan Spranzi, 41 anni di Collio, precipitò per 25 metri con l'escavatore che stava manovrando su una scarpata al bordo della «scatola» della stazione. Fu la seconda tragedia, 40 giorni dopo quella che nel settembre precedente costò la vita a Franco Rizza di Pescarzo di Capodiponte alla stazione Poliambulanza. Dovremo ricordarci di loro, quando passeremo in metrò da quelle parti. La Marconi, dunque, si trova tra la strada omonima e il parco pubblico novecentesco, che ha mantenuto nel tempo la sua struttura originaria segnata dal duplice accesso sui lati brevi, est ed ovest. Per prescrizione della Soprintendenza ai beni architettonici e ambientali ha dovuto coniugare la necessità delle esigenze funzionali e di sicurezza proprie di una stazione metropolitana con la fruibilità e libertà di azione intrinseca nell'idea di polmone verde del parco. Le piramidi dei lucernari sporgenti dal prato sono la soluzione studiata dai progettisti per coniugare «necessità» e «storicità».

Mimmo Varone
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