22 febbraio 2019

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Il reportage

03.01.2019

Viaggio straordinario
«La mia casa
è il mondo»

Phileas Fogg - il gentiluomo londinese protagonista del celebre romanzo d’avventura di Junes Verne - decise di viaggiare per scommessa: sfidò i compagni del Reform Club a compiere il giro del mondo in soli 80 giorni. In palio: 20 mila sterline. Al suo fianco, il fido cameriere francese Passepartou. Chiara Brunori - manager bresciana di Lavenone - con il coraggio e la curiosità dei suoi 27 anni - ha deciso di viaggiare per scoprire il mondo e (ri)scorprisi: poco più di un anno fa, il 5 dicembre 2017, ha rifiutato un’eccellente offerta di lavoro, si è messa alle spalle casa, amici e comodità, ed è partita per un viaggio senza confini che sarebbe durato ben 9 mesi. Da sola. Un viaggio che le ha cambiato la vita. Perchè non c’è niente di più rivoluzionario che arrivare alla fine del mondo, delle forze, della fatica... Non c’è niente di più grande di un cielo di stelle, della foresta amazzonica, del mare incontaminato delle Maldive, della cima dell’Everest, di un deserto di sale. Ma anche dei peggiori bar di Caracas. Delle favelas brasiliane. Dei monasteri tibetani. Della solitudine. Dell’amicizia. Della paura. Un viaggio straordinario che ha deciso di raccontare in esclusiva ai lettori di Bresciaoggi. A partire da oggi.

 

CHIARA BRUNORI

Il giorno in cui ho scelto è cominciato un po’ come tutti gli altri: sveglia alle 6, doccia, e via, in autostrada per Milano, dove dovevo firmare il mio contratto a tempo indeterminato dopo la promozione alla sede nazionale dell’ azienda per cui lavoravo: 27 anni, un’esperienza come direttore generale alle spalle, ragazza promettente sul cui futuro si poteva facilmente fantasticare... Anche quella mattina mi metto in coda alla barriera di Milano Est, pronta a passare la consueta ora tra i pensieri del lavoro, il desiderio di week end e quella strana tensione che da qualche tempo accompagnava le decisioni più importanti e che, senza la licenza di farlo, metteva in dubbio l’indiscutibile e da anni invariata direzione della mia vita. A volerla dire tutta, da qualche mese la stavo quasi combattendo. Sembrava una sorta di voglia di mollare tutto, saltare fuori dalle mie giornate perfettamente programmate e iniziare a correre. Su consiglio di alcuni amici a un certo punto ho perfino cominciato a correre davvero, nonostante lo odi, perché mi avevano detto che quando arrivano questi momenti bisogna portare pazienza, che poi ti abitui, e qualche diversivo aiuta. In fondo, avevo una vita regolare, molto sicura, potevo concedermi gli sfizi che volevo… Probabilmente era il mantra della mia vita che tornava a farsi sentire: ho sempre avuto questo carattere un po’ alternativo. Finalmente arrivo, parcheggio e mi dirigo verso l’ufficio del direttore nazionale per firmare il contratto di promozione a tempo indeterminato. Entro, e il contratto è lì, che mi guarda; io provo una tensione fortissima che mi brucia dentro: decido di fidarmi di quella sensazione e capisco che non posso firmare. Un’ora dopo sono in autostrada, ascoltando una canzone brasiliana, mentre prendo la mia scelta: voglio fare il giro del mondo in solitaria.

QUEL GIORNO si crea spazio per un desiderio che porta a un’avventura straordinaria: 9 mesi di viaggio, 3 continenti (Americhe del Sud, Oceania, Asia), 13 Paesi visitati, oltre 500 amici di strada da ogni angolo del globo, 2.020 km camminati, 39 voli, 3 meraviglie del mondo, 10.000 fotografie, 2.000 video, 90 ostelli, 44 grandi città, 2 gambe, uno zaino da 7 kg e centinaia di ispirazioni e sogni accesi nelle persone che hanno seguito da casa il mio viaggio intorno al mondo. Un’avventura che, con la forza della verità, sconvolge gli schemi della mia vita per come li ho imparati e apre a una dimensione di libertà e responsabilità totalmente nuove. Il 5 dicembre 2017 parto da Milano per Bangkok e comincio a girare la Thailandia via terra e via mare tra piatti di phad thai, lunghe nuotate nel mare cristallino, visite a città e templi, spostamenti in motorino sulle isole selvagge, improbabili discorsi in inglese con gli abitanti dei villaggi mentre, insieme, laviamo i loro elefanti nel fiume. La pioggia astrale (che ho scoperto essere l’evento astronomico dell’anno in Asia) mi sorprende una sera in cui l’incertezza sul futuro e la domanda di senso mi portano su una spiaggia deserta a piangere le prime lacrime, e mi regala più di quaranta stelle cadenti in trenta minuti. In quel momento i miei piani cambiano e decido di definire l’ampiezza del mio campo d’azione e scelgo un paese in cui imparare a scegliere con l’istinto, a decidere in sintonia con il ritmo della vita: prendo un biglietto per la parte opposta del mondo e volo in Brasile.

NELLE 35 ORE di volo e di spostamenti vari diventa ancora più chiaro che questa non è una vacanza: è come una grande caccia al tesoro e il campo da gioco è l’intero pianeta. L’aereo atterra a Salvador de Bahia, e subito vengo travolta dalla musica, dai balli, dalla passione e dalla drammaticità del Brasile, dalla vita nuda e cruda e molte volte dolorosa, che insegna, giorno per giorno, la presenza reale dell’uomo di fronte alle difficoltà. Da Salvador mi sposto a Brasilia, dove vengo ospitata da una famiglia brasiliana e passo il Natale. Poi la partenza per il nord, con la Foresta Amazzonica, i deserti di sabbie bianche, i parchi naturali con distese mozzafiato e colpi d’occhio surreali, la povertà, il pericolo di essere donna in solitaria. Dopo un mese al nord mi dirigo verso sud: è ormai è febbraio. A Rio de Janeiro sta cominciando il Carnevale e le scuole di Samba stanno finendo gli ultimi preparativi per prepararsi alla grande sfilata del Sambodromo. Le ballerine indossano i vestiti tipici e io conosco tantissime persone durante i Blocos Da Rua: per 7 giorni quasi non si dorme, ma poi anche il Carnevale finisce e io, con i miei brillantini e i miei costumi colorati, prendo un volo per Santiago del Cile. Qui incontro una cara amica italiana che vive lì da 6 anni e lavora dall’età di 26 in una miniera di rame come geologa. Mi fermo qualche giorno e poi riparto passando per il deserto di Atacama, il posto migliore al mondo per osservare la volta celeste, e infatti la Via Lattea mi guarda ogni sera quando rientro in ostello. Risalgo fino al confine con il Perù via terra, dove la meta mi è subito chiara: il Macchu Picchu, una delle sette meraviglie del mondo. Ad Agua Caliente, il paesino da cui si parte a piedi per la scalata al Macchu Picchu, incontro ragazzi che muovono verso Arequipa e il suo Canyon pieno di Condor e poi si dirigono verso la Bolivia e subito mi sembra una buona idea di itinerario. All’indomani ci salutiamo e qualche giorno dopo parto da Cuzco seguendo questa rotta: passo per il lago Titikaka e viaggio per tutta la Bolivia fino alle riserve naturali del sud, dove trovo il Salar de Uyuni, un deserto di sale che nella stagione delle piogge si riempie di acqua e fa da specchio al cielo, tale che quando ci sei hai l’impressione di non essere sulla terra, ma in un’altra dimensione. Ad oggi il mio posto preferito nel mondo. Da lì torno a Lima e prendo un volo per New York e poi Boston e dopo una ventina di giorni volo in Australia. East Coast da Melbourne a Cairns per un mese e mezzo che, nonostante la bellezza dei paesaggi, toglie senso alla mia ricerca. L’idea, nata due settimane prima, di restarci un anno cambia e decido di volare in Asia. Dove inizia il capitolo più incredibile del viaggio. Ci resto quattro mesi spostandomi tra Myanmar, Nepal, India e Malesia per finire a 9 mesi dalla partenza con Singapore e le Maldive.

DOPO AVER fatto spazio dentro di me in Sud America, l’Asia inizia a costruire pezzo per pezzo la nuova direzione che ho deciso di intraprendere con esperienze che capovolgono totalmente i miei punti di vista e la mia stessa posizione di fronte alla vita. Questi mesi mi regalano esperienze come un ritiro di meditazione e silenzio di due settimane in un monastero con i monaci in Myanmar, la scalata in solitaria al Campo base dell’Everest, il Taj Mahal, il nord dell’India e le filosofie tibetane sull’armonia e l’equilibrio. Giorno dopo giorno l’Asia costruisce in me nuove consapevolezze, apre i miei occhi a inediti punti di vista facendo leva sulla libertà e l’energia riscoperta in Sud America. Modifica la via del raggiungimento della felicità da ricerca a dono agli altri. Mi dà la forza di pensare a un futuro fatto di ciò che voglio, non di quello che trovo. Mi dà la gioia e la responsabilità di raccontare quello che ho visto. Su Bresciaoggi, a partire da qui. (1- continua) •

Marco Bencivenga
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