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22 febbraio 2018

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La Leonessa

09.02.2018

Cento anni di storia
attraversati dai binari

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Nessuna decisione definitiva, sia chiaro ma in questi casi è sempre meglio segnalare il problema prima piuttosto che lagnarsene a cose fatte. Secondo il progetto della Tav fra Brescia e Verona, potrebbero essere espropriati i terreni su cui sorge una delle più antiche istituzioni bresciane, la Cavallerizza Bettoni. Centocinquant'anni di storia cancellati dai binari dell'alta velocità. Dal Comune filtrano rassicurazioni nel senso che l' esproprio dei terreni, se ci sarà, in uso alla Cavallerizza Bettoni sarebbe contenuto e tale da non intaccarne né la struttura principale né le sue attività. In più, si fa sapere dal Comune, i soldi che arriverebbero dall’esproprio potrebbero essere utilizzati per ristrutturare il circolo ippico. Speriamo sia così. Noi per parte nostra vigileremo perchè la Cavallerizza Bettoni non finisca per essere soltanto una bella pagina su un libro di storia bresciana nel capitolo «c’era una volta»

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Sommario
Il telefono, la tua voce
Solo quella del custode
Se la toponomastica
dimentica le donne...
L'agente è di quartiere
Ma rinvia al comando...
Le chiese, il carisma
e il ruolo del sacerdote
Non si ricandideranno
ma chi se ne accorgerà?
Comanda la burocrazia
Al diavolo l’ecologia...
Bresciani musoni? No,
romantici di nascosto...
La pressione antropica
e quel tubo sulla Riviera
Cellino come Berlusconi
Ora nuova musica
Cento anni di storia
attraversati dai binari
Scuola tra classi a rischio
e boom dei professionali
Valtrompia, dal teatro
dell'assurdo alla farsa
Se la Loggia si dà
alla filosofia
I danni dopo la tragedia
Ma chi pagherà il conto?
Sì, Mompiano si fa bella
Ma chi finisce la piscina?
Brescia senza strategia
Caro Cellino, e adesso?
La politica degli insulti
e i cattivi sentimenti
Il Franciacorta beffato
dalle «poste lumaca»
Povero Brescia se pure
il presidente fa autogol
Espellere i clandestini:
la strada è ancora lunga
Paolo VI sarà santo ma
Montichiari lo «dimezza»
Trionfo della democrazia
o trionfo delle poltrone?
Quando ad emigrare
è la nostra memoria
Transenne e siringhe
simboli del degrado
Lo studente «alias»
farà gli esami per noi?
Quando il peso del tuo
predecessore si fa sentire
Una città di persone
o di centri commerciali?
Cellino, la rabbia
e l’improvvisazione
Il virus del «distinguo»
più forte dell’influenza
Il centrodestra ha scelto
Ma rischia il fuoco amico
Università, l'eccellenza
si ferma a metà strada
La torre che pende
e che mai non accadrà
Il triangolo delle Bermude
e i troppi «se» e «ma»
Caro Brescia prova a
imparare dall’Atalanta
Se il sindaco espelle
soltanto i mendicanti
Slot machine, ludopatia
e un ipocrita biscazziere
Paladino prorogato
polemiche disinnescate
Se il Pronto Soccorso
diventa una sala bingo
Scomparso, forse morto
Anzi, no: è «resuscitato»
Lacrime di coccodrillo
per l’addio a Marchesi
La grande criminalità
e il diritto di tutti di sapere
Se la macchina
è rubata la telecamera
non la vede
La pillola per
i piccioni e quei
pesci disamorati
Quei furbetti
della Tari evadono
e poi gridano
Per la Loggia
spunta l’«ipotesi
Nazareno»
I «graffi» di oggi
sono tutti per noi
La chiatta degli equivoci
E chi pagherà il conto?
Se la ricca Brescia
non dà prospettive
Centrodestra: quando
«Striscia» fa da traino
La vergogna dei furbetti
e l’onere delle istituzioni
I bravi lavoratori e la metà del pollo
Poche centraline Arpa?
Affidatevi al kit
«fai da te»
Il Tiziano rifiutato
e le mostre
al contrario
Gli azzeccagarbugli e i bisogni della città
Se il consiglio
comunale va in
tilt per la Fallaci
Caffaro: cari
ministri le penne
le offriamo noi
Capitoli
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