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La Leonessa

17.07.2018

Gli striscioni di Darfo
e il senso del ridicolo

La Leonessa
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Le gambe erano quelle di Anita Ekberg, i baffetti seriosi quelli di Peppino De Filippo. Dietro la macchina da presa Federico Fellini. Il film? «Le tentazioni del dottor Antonio», ovvero le picaresche avventure di un aspirante censore alle prese con un procace manifesto pubblicitario. Succede qualcosa di simile a Darfo Boario, dove i solerti agenti della Polizia locale si aggirano con fare pignolo alla ricerca di striscioni da staccare da muri e vetrine. C'è il sacro codice della strada da far rispettare, perdinci e perbacco!, e quindi niente striscioni in corrispondenza di svincoli e incroci. Metti che un automobilista si distragga e centri una pianta o raddrizzi una curva. Giusto! Bene, bravi e pure bis! Peccato che i suddetti striscioni li abbia distribuiti il Comune, intenzionato a dare il più caloroso dei «benvenuti!» ai giocatori del Brescia, saliti in ritiro in Valle. Vecchie ruggini? Dissidi? Forse. Di certo un'evitabile figuraccia.

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