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La Leonessa

31.07.2018

Il castello del potere
da Kafka a Pappagone

La Leonessa
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«Per arrivare al Castello si prendeva una strada lunga che però non andava direttamente al Castello, finchè piegava in una curva ampia, che non allontanava dal Castello, ma nemmeno gli si avvicinava». È l'incubo di Kafka sul potere come mostro burocratico: impenetrabile, incomprensibile nella sua monumentale assurdità, un «castello» che più tentiamo di avvicinare e più ci respinge. Non si sa chi decide, quali regole seguire, cosa fare. Per cui a Paratico un'azienda progetta un investimento di milioni, ottiene tutte le autorizzazioni e apre i cantieri, ma poi: pochi mesi e un tribunale blocca i lavori; due anni e un altro giudice fa riaprire i cantieri; due settimane e un terzo giudice ferma di nuovo tutto. Ora ci vorrà un quarto giudice. Ma dove? In fondo a «una strada lunga», direbbe Kafka. Ma cosa direbbe Totò? Pulcinella? Pappagone? Bombolo? Alvaro Vitali? Checco Zalone? Stanlio e Ollio?

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