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20 settembre 2018

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La Leonessa

10.07.2018

Se l'attesa del colpevole
è essa stessa il colpevole

La Leonessa
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Qualcuno, non si sa chi, brucia 220 ettari di foreste in Valle Camonica, beccano uno e lo arrestano, l'inchiesta va avanti, si decide il rinvio a giudizio, si celebra il processo e alla fine l'unico imputato viene assolto. Per non aver commesso il fatto. E allora chi è stato? Non si sa. Assolto l'incolpevole, con sollievo soprattutto del diretto interessato, l'amaro che resta in tutti è non sapere chi sia il colpevole. Come dire: «Non è forse l'attesa del colpevole essa stessa il colpevole?». Si tratta, parafrasata alla bisogna, della massima resa celebre dalla pubblicità del Bitter Campari, ma distillata tre secoli prima dal filosofo tedesco Gotthold Ephraim Lessing. Nelle versioni originali (di Lessing e del Bitter Campari) si parlava dell'«attesa del piacere». Nella versione apocrifa, questa, si parla invece dell'attesa di sapere chi ha bruciato quei boschi. Attesa che non è un piacere, ma che non può essere già finita nel nulla.

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