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05.09.2014

«Bresciani e gay,
ci sposiamo in Islanda»

Lucio Merzi, 54 anni, abbraccia Stefano Bolis, 34 anni. Martedì la coppia si sposerà in Islanda
Lucio Merzi, 54 anni, abbraccia Stefano Bolis, 34 anni. Martedì la coppia si sposerà in Islanda

Indaffarati negli ultimi preparativi, più emozionati ogni ora che passa, Lucio Merzi e Stefano Bolis si preparano a volare in Islanda. Tempo permettendo, si sposeranno martedì sulla romantica spiaggia di Stokksnes, circondati da un gruppo di amici e familiari e assistiti da un pastore luterano. Coroneranno così il loro sogno, il loro amore che dura ormai da otto anni.
«PARTIAMO domenica mattina con una ventina di invitati. Faremo una breve sosta a Copenaghen prima di prendere il volo per Reykjavik», racconta Lucio, 54anni, bresciano doc, che con il compagno 34enne originario di Lecco gestisce la lavanderia del Margherita d'Este. Amici e parenti si fermeranno una settimana per un tour dell'isola. «Poi un'altra settimana saremo da soli - spiega ancora -. Sarà il nostro viaggio di nozze».
Una prospettiva suggestiva, anche se i costi e i disagi delle trasferta non mancano. Difficile, per esempio, la partecipazione dei genitori. «Ma per problemi esclusivamente logistici, non di pregiudizio nei confronti della nostra omosessualità - precisa Stefano -. È un processo lungo, non è stato facile, ma nelle nostre famiglie ci sono persone intelligenti che mettono al primo posto l'amore. L'importante per loro è che siamo felici».
Ma perché proprio in Islanda? Non solo perché è una meta speciale, ma perché «è uno dei pochi Paesi che consente il matrimonio tra due stranieri, in altre nazioni almeno uno deve avere la cittadinanza». La trafila burocratica è stata molto breve e senza intoppi. «Lì i matrimoni gay sono una consuetudine - spiegano -. C'è anche un'agenzia, Pink Iceland, che dà supporto nell'organizzare di questi eventi». E una volta detto il «sì» Lucio e Stefano saranno marito e marito, anche se solo fino al momento in cui varcheranno di nuovo il confine.
Nel nostro Paese queste nozze non hanno effetto, a meno che il sindaco autorizzi la trascrizione all'anagrafe locale. Da Napoli a Bologna, alcune città si stanno adeguando, e il sogno segreto dei gay bresciani che negli ultimi anni hanno scelto di volare all'estero per convolare a nozze è che anche Brescia si metta al passo con i tempi.
«Non siamo i primi bresciani che fanno questa scelta - precisa ancora Stefano -. Altri  se ne sono andati fuori Italia per sposarsi, ma non hanno divulgato la notizia. Non ci esponiamo per esibizionismo: pensiamo che sia una conquista, un passo avanti un po'per tutti. Ho vissuto da sempre con l'idea che non mi sarei mai sposato, davo per scontato che non l'avrei mai fatto perché qua è impossibile. Qualcuno si autoconvince che vada bene così». È stato emozionante dunque, confessa ancora, «rendersi conto che anche io posso farlo in un Paese civile e moderno. È un passo avanti che mi rende una persona normale».
Quanto ad adottare un figlio, vincoli normativi a parte, Lucio e Stefano non ci pensano proprio. «Non ne abbiamo mai sentito il desiderio», rivelano. Per ora si «accontentano» dell'anello al dito. E se in Italia il gesto non avrà nessun valore, poco conta. È il simbolo del loro impegno reciproco. Per tutta la vita.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Natalia Danesi
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