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20.11.2010

Carte di credito:
indagata la Giunta Paroli

La Giunta Paroli al completo: sono tutti indagati tranne Bianchini (in alto a sinistra). FOTOLIVE
La Giunta Paroli al completo: sono tutti indagati tranne Bianchini (in alto a sinistra). FOTOLIVE

Dopo la relazione della Corte dei conti che ritiene ingiustificabile buona parte delle spese effettuate con carte di credito tra il luglio 2008 e dicembre 2009, per sindaco e assessori si profila un'accusa penale: la procura si prepara a chiudere l'inchiesta che vede indagati per peculato il primo cittadino Adriano Paroli e tutta la Giunta, fatta eccezione per l'assessore Massimo Bianchini che non ha alcun addebito.
IL RIMBORSO da parte del sindaco in persona della cifra contestata dalla Corte dei conti non muta in alcun modo la situazione a livello penale: sindaco e assessori sono comunque indagati per il reato di peculato, sono sospettati di aver usato denaro pubblico sfruttando il proprio ruolo.
Procura e Corte dei conti hanno lavorato insieme, all'inchiesta mancava la relazione del viceprocuratore generale Paolo Evangelista che è stata notificata martedì a tutti i membri della giunta. Ora che la relazione è stata consegnata ai diretti interessati anche la procura si prepara alla fase finale, alla chiusura dell'inchiesta e alla notifica dell'avviso di garanzia ai nove assessori e al sindaco. Per la Corte dei conti le spese effettuate con carta di credito sono assimilabili a quelle in contanti, per cui l'uso improprio è paragonabile a «infilare le mani nella cassa».
SECONDO la Corte dei conti ben 43.657,86 dei 49.452,65 euro complessivamente spesi nei primi 18 mesi di mandato per spese di rappresentanza non avevano adeguata giustificazione. La Giunta aveva già presentato alla Corte dei conti giustificazioni per ogni singola spesa, ma la corte ha ritenuto insufficienti l'88,28 per cento della spiegazioni, premessa alla rischiesta di rimborso di 9.553 euro per l'assessore Nicola Orto, 9.117 per Giorgio Maione, 6.762 per Adriano Paroli, 5.184 per Paola Vilardi, 4.242 per Andrea Arcai, 2.702 per Mario Labolani, 1.980 Fausto Di Mezza, 1.941 per Fabio Rolfi, 1.491 per Maurizio Margaroli e 620 euro per Claudia Taurisano. Alla stessa conclusione sarebbero arrivati anche i magistrati che hanno analizzato ogni pezza giustificativa, ogni spiegazione fornita da assessori e primo cittadino per ogni pranzo e cena «di rappresentanza» pagato con carta di credito del Comune.
Tra le spese, gli inquirenti ne avrebbero individuate alcune difficilmente classificabili come «rappresentanza»: pranzi e cene durante le pause del consiglio comunale o con sponsor per iniziative dell'amministrazione.
DOPO AVER spulciato scontrini, conti e pezze giustificative inviate da sindaco e assessori, la procura sarebbe arrivata alla conclusione che in alcuni casi gli amministratori - sempre escluso Bianchini che ha usato solo una volta la carta di credito all'Ikea per sbaglio, pensando fosse la sua personale e ha subito rimborsato la spesa - non abbiano valutato bene la situazione prima di far strisciare la carta, nonostante il suo utilizzo fosse ben definito da una delibera del Comune.
Il sindaco che ha rimborsato di tasca sua tutti i 49 mila euro spesi dalla Giunta (non solo i 43 mila contestati dalla Corte) ha minimizzato sottolineando che le spese di rappresentanza «si aggirano in media a 249 euro al mese per ogni componente». Ma gli inquirenti avrebbero trovato pranzi e cene in giorni impensabili (Santo Stefano), e in situazioni criticabili, come i quasi 400 apertitivi pagati da un assessore in piazzale Arnaldo durante una campagna per la sicurezza sulla strada: tutti aperitivi, come accertato grazie agli scontrini, ad alto tasso alcolico.

Wilma Petenzi
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