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11.09.2012

Il vigneto Pusterla rinasce e torna alla famiglia Capretti

La gestione del vigneto «Pusterla» è tornata alla famiglia Capretti
La gestione del vigneto «Pusterla» è tornata alla famiglia Capretti
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Salire lungo la stradina dissestata che parte dalla Pusterla è come entrare in un angolo di paradiso. Per un attimo, nonostante la vicinanza della via trafficata, ci si illude di essere sulle colline della Champagne -Ardenne. Eppure siamo nella zona centrale di Brescia, ai piedi della Torre dei Francesi, nel suo storico vigneto. Il vigneto urbano più grande d'Europa. L'OCCASIONE è duplice: l'inizio della vendemmia e l'inaugurazione della nuova gestione tornata alla proprietaria, la signora Maria Capretti. Tenuta sportiva e sorriso di chi ha realizzato un sogno, Maria ha accolto i curiosi che, vedendo aperto il cancello sul curvone di via Turati, ieri hanno voluto capire cosa stesse succedendo. «Succede che lavorerò sodo per riportare il vigneto com'è nei miei ricordi», ha annunciato orgogliosa. La signora, dopo 15 anni di gestione dell'azienda agricola Pusterla e i precedenti cinque della scuola Pastori, da novembre ha le idee chiare sul futuro del suo vigneto. «Gli ridaremo dignità aggiungendo alle 8mila attuali altre 1.500 piante nell'immediato e, nei prossimi due o tre anni, altre 2mila; la mia intenzione è aprirlo alla città organizzando eventi e iniziative». La prima è fissata il 23 settembre, giorno in cui lungo la salitella si posizioneranno vari produttori bresciani per una sorta di «Spesa in cascina». IL NUOVO DESTINO della «Franciacorta del centro» sicuramente troverà il gradimento dei bresciani, molto affezionati al loro vigneto di casa. Tra i sostenitori anche il sindaco Adriano Paroli che ieri all'inaugurazione, ancora una volta, ha smentito le malelingue che lo volevano in procinto di costruire proprio lì il cantiere per il parcheggio sotto il Castello. «Solo dei pazzi potevano pensare che facessi uno scempio simile - ha ribadito Paroli - anzi, io stesso mi sono informato più volte per capire come fosse possibile valorizzare uno dei luoghi più preziosi della nostra città». Il vigneto è davvero un gioiello, che sembra affondare le origini nel 1400 (il Museo diocesano sta lavorando alla ricostruzione storica, che potrebbe risalire addirittura al 1100). Slow Food lo ha anche inserito nel 2007 nel suo «patrimonio storico della cultura agroalimentare e ambientale». La signora Capretti ha già iniziato l'opera di risanamento. Come ha spiegato alla rivista Meridiani, che le ha voluto dedicare parte dello speciale in edicola in questi giorni «Vini, vigneti, vendemmie d'Italia», ha già «estirpato le vigne morte, bonificato e ripristinato le balze, eliminato le piante malate e diserbato usando insetticidi non forti». Maria punta tutto su una rarità, l'uva bianca invernenga, con la quale proverà a fare il passito. «Una vera sfida perché ha una buccia dura e dunque appassisce molto lentamente». Oltre a questo vino, la produzione si concentrerà sul bianco. A pieno regime, fra qualche anno, si potrebbe arrivare anche a 25mila bottiglie. Nel fondo c'è anche del pinot, sempre bianco, e una lunga serie di altre uve rosse (se ne contano 56 varietà). «Facilmente elimineremo il rosso perchè ci sono troppe piante per poca produzione ciascuna» ha anticipato la proprietaria. IL GROSSO DEI LAVORI sarà sul ripristino dei livelli. «Ad oggi il costo di gestione è altissimo, basti pensare che il fondo è di quasi quattro ettari e che i trattamenti vengono fatti a mano perchè i mezzi non passano: ci si mette nove ore per completarli! Anche per decespugliare si procede a mano». Maria non si perde d'animo e, oltre ai ricordi di quando era bambina, sta studiando qualche nozione di agraria:«Ormai mi ci sono buttata, ho imparato il giapponese, figuriamoci se non riesco a imparare questo», ironizza rivolgendosi a chi le chiede da dove venga la sua sicurezza. Ad oggi un enologo ancora non c'è, ma l'uva raccolta finisce in due aziende agricole di grande esperienza: la Delai di Puegnago per il passito e, fra una settimana, la Cantrina di Bedizzole per il bianco. «L'uva ancora acerba la raccoglieremo per ultima e faremo gelatina». Sì, perchè nei programmi di Maria non c'è solo vino. «Abbiamo alberi di pere, more di rovo e le tipiche prugne bresciane con la patina bianca adatte sotto spirito - ha ricordato -, inoltre ripianteremo i ciliegi per fare gelatine e composte». C'È UN'ALTRA COSA a cui la signora Capretti tiene molto: la salvaguardia delle lepri che, da sempre, abitano il pendio:«Qualcuno fa entrare i cani e li sguinzaglia dietro alle povere bestiole - ha denunciato -: di recente ne ho trovate 14 morte. Questa cosa deve finire: è proprietà privata quindi nessuno potrà entrare o far entrare i cani. Le lepri sono le mascotte del vigneto: nessuno le tocchi».COPYRIGHT

Michela Bono
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