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20.12.2010

In delirio per padre Beppino, prete scomodo

La benedizione di padre Beppino Cò a un giovane fedele FOTOLIVE
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Capriano del Colle. Padre Beppino Cò arriva alle 11 davanti al santuario della Madonna dell'Avello di Ome e subito i fedeli accorrono. Una donna con tre figli gli presenta Filippo, che soffre d'asma, e gli chiede di «fare qualcosa». Padre Beppino benedice il ragazzo, gli tocca la testa e il petto, lo invita a sedersi vicino all'altare e a restare fino alla fine della messa, per unirsi alla preghiera dei bambini. Poi entra in una chiesa straripante, grazie anche a un pullman che da Massa porta 40 parrocchiani. Sì, da Massa, perchè padre Beppino dal 2000 ha ufficio nelle Valli di Zeri, nella diocesi di Massa Carrara-Pontremoli.
Alle 11.30 una voce femminile e una maschile iniziano a cantare. La messa inizia solo attorno a mezzogiorno: padre Beppino alza le mani, sguardo al cielo e voce che si unisce a quella dei fedeli che intonano l'Alleluia. Poi l'esortazione di un applauso «a Gesù che è buono» e la benedizione dell'acqua, che disseta, del sale che dà sapore al cibo e dell'olio, che fortifica il corpo; segue la preghiera per i malati, «quelli presenti in chiesa con il loro corpo e quelli presenti tramite le fotografie posate sull'altare», spiega don Beppino.
Musiche e letture, tra mani alzate e persone quasi in estasi: è il caso di una signora di mezza età, seduta in seconda fila con davanti a sé una foto di un uomo e di un bambino: la donna piange e prega in raccoglimento totale. Alla fine della messa cadrà a terra,«Ma non sta male, anzi sta benissimo, ha raggiunto la pace», spiega una delle fedeli che segue sempre padre Beppino ed è abituata a scene simili.
IL MOMENTO centrale è l'omelia del prete di Capriano del Colle, che inizia ringraziando i i presenti e lanciando una frecciata alla Diocesi bresciana: «Se siamo così numerosi significa che il popolo di Dio ha bisogno di parole sicure. Essere qui per me rappresenta un ritorno a casa, dopo che vent'anni fa sono stato messo alla porta e oggi rientro dalla finestra, con la scusa di un buon pranzo». Si riferisce allo spiedo in programma al termine della messa, con oltre 400 iscritti, un pretesto per tornare nei luoghi che gli hanno dato i natali, in barba a «maldicenti e invidiosi», dice padre Beppino, che non ha voluto protestare a Roma per l'allontanamento da Brescia perché, spiega, «lo dico in modo diretto dato che non ho i peli sulla lingua: i Carismatici non si prostituiscono». Segue la catechesi vera e propria, incentrata sulla paura e sulla necessità di vincere tutti i turbamenti affidandosi a Gesù: «Il Signore è il nostro pastore, quando le preoccupazioni ci mangiano il cuore, mettiamole ai suoi piedi». Questo significa confessarsi spesso e accogliere il «Signore in ogni momento della vita, non solo la domenica o alle feste comandate». Poi l'invito ad abbandonare le paure che accompagnano le malattie «rendendo anzi grazie a Dio per la malattia, soluzione che funziona, come ho visto direttamente tante volte». La predica termina con qualche osservazione sulla società «che banalizza l'amore, riduce a numeri gli esseri umani e il Dio della Bibbia a un Babbo Natale. Contro questi mali l'unica via è privilegiare la dimensione spirituale, senza aver paura di sbagliare ma temendo solo la durezza del cuore». Arriva il momento della comunione, tra i canti e i fedeli che si tengono per mano; poi la preghiera dei bambini, con una ventina di piccoli che incrociano le dita con quelle dei sacerdoti sull'altare e cantano. E alla fine, un lungo applauso al Signore.

Irene Panighetti
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