23 gennaio 2019

Cultura

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12.01.2019

ANIMA FRAGILE DI ARTE PURA

Una delle opere senza titolo: l’anno è il 2018, la tecnica mista su tela, dimensione 150 x 100 centimetri  L’arte di Angelo Bordiga: opera senza titolo de 2015, tecnica mista su tela, 130 x 90 centimetri
Una delle opere senza titolo: l’anno è il 2018, la tecnica mista su tela, dimensione 150 x 100 centimetri L’arte di Angelo Bordiga: opera senza titolo de 2015, tecnica mista su tela, 130 x 90 centimetri

Chiuse in un silenzio ovattato e adagiate in un non-spazio o fondale teatrale, le figure femminili di Angelo Bordiga, percorse da un’aura oscura e misteriosa, si proiettano nel disfacimento novecentesco dei corpi e delle anime, grondando filamenti di pittura informale. In questa mostra, curata da Fausto Lorenzi (l’inaugurazione è prevista quest’oggi, a partire dalle 18, nella sede dell’Associazione Artisti Bresciani, in vicolo delle Stelle 4 in città), l'artista bresciano, con taglio violentemente neo-espressionista, sembra ricercare il dolore e il dubbio che consumano le sue figure, quel nulla esistenziale che le macera. LA SUA PITTURA incute una tristezza disarmante, perché i ritratti, sempre al centro della sua osservazione pittorica, personificano la perdita di senso del vivere e lo smarrimento esistenziale. La pennellata densa e la spatolata pastosa su supporti in disuso - come vecchie coperte, sacchi e tele -, trasudano sconforto, coprono come una maschera i pensieri cupi di ogni figura, fino a nascondere e annullare lo sguardo e l'identità. NELLA FREDDA desolazione di ogni scena, le loro posture raccontano la spossatezza, la pena e la noia del vivere, mentre un'aura oscura, che le avvolge costantemente, proteggere lo sguardo dal bagliore di una luce circostante. Le figure, stese con pochi tratti, ad evidenziare il vuoto mentale di se stesse, appaiono come sagome stranianti e irriconoscibili, fantasmi o anime perse nell’oscurità della mente, corpi liquefatti dall’identità nascosta, che nemmeno l'artista riesce a cogliere, tanto è soffocante, doloroso e impronunciabile il lato oscuro della loro esistenza. NELL’AZZERAMENTO delle connotazioni spazio-temporali, Bordiga trasforma ogni figura in apparizione dell’essere nel vuoto del mondo, in presenza dell’incomunicabilità dilagante; ma nel proteggerle con l'oscurità garantisce loro una profonda tristezza sognante, uno sguardo disincantato e impotente sullo scorrere del tempo. Nella sua spietata analisi della condizione umana, l’artista fa dunque emergere con le sue opere pulsioni inconsce e cose non dette, dà vita a personaggi femminili velati e riflessi in uno specchio opaco, che ha perso la sua naturale capacità luminosa e riflettente. Angelo Bordiga: «Il teatro dei riluttanti»; Brescia, Associazione Artisti Bresciani (vicolo delle Stelle 4); esposizione visitabile fino al 30 gennaio.

Giampietro Guiotto
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