Seguici... Facebook Twitter Google+ Feed RSS
15 novembre 2018

Cultura

Chiudi

24.11.2016

Anteo Zamboni
e l’attentato al Duce
una storia di dubbi

Benito Mussolini in una foto del 1926
Benito Mussolini in una foto del 1926

Dietro la promulgazione delle Leggi per la difesa dello Stato (con le quali, nel novembre 1926, il governo fascista abolì la libertà di pensiero, di stampa e di opposizione politica, istituendo il Tribunale Speciale e reintroducendo la pena di morte), c’è un colpo di pistola, esploso novant’anni fa a Bologna. Alle ore 17,40 del 31 ottobre 1926 qualcuno sparò contro Benito Mussolini, mentre la sua automobile scoperta (guidata dal «ras» cittadino Leandro Arpinati) imboccava il Canton dei Fiori, l’angolo tra via Rizzoli e via dell’Indipendenza.

Il Duce, che dall’inizio dell’anno era già sopravvissuto ad altri due attentati, rimase illeso, ma gli squadristi bolognesi e gli arditi milanesi (capitanati da Albino Volpi, membro del gruppo che aveva sequestrato e ucciso Giacomo Matteotti) volevano il sangue. Videro il tenente di fanteria Carlo Alberto Pasolini bloccare un ragazzino, sguainarono i pugnali e si gettarono su di lui. Ne seguì un massacro di inaudita violenza, che si fermò solo quando sul selciato non rimase che il corpo martoriato di Anteo Zamboni, 15 anni. Il padre era l’ex anarchico Mammolo Zamboni e la zia la nota antifascista Virginia Tabarroni: tanto bastò a chiudere il caso con una condanna a trent’anni di prigione per i due adulti (colpevoli di aver traviato la mente del giovane) e cinque anni di confino ai fratelli maggiori di Anteo, Lodovico e Assunto, in quanto «potenzialmente pericolosi».

A dispetto delle qualifiche altisonanti con cui Anteo viene ricordato oggi («il primo partigiano d’Italia» o «l’anarchico bambino»), i dubbi che circondano l’attentato sono parecchi. Ad esempio, non si sa neppure con certezza se sia stato davvero lui a premere il grilletto. La testimonianza del tenente Pasolini è riassumibile nella frase: «Hanno sparato al di sopra della mia spalla sinistra, mi sono girato e ho visto Zamboni con la pistola», e nessuno ha potuto appurare se quell’arma Anteo l’avesse realmente usata o gliel’avessero solo messa in mano. Inoltre il linciaggio immediato fa sorgere un altro dubbio: fu una reazione spontanea o qualcuno fomentò gli animi a dovere in modo che Anteo morisse subito? Se la retorica del «gesto eroico» cozza con l’effettiva personalità del ragazzo (un balilla obbediente soprannominato «Patata» per la scarsa intelligenza), scricchiola pure la pista anarchica. Il padre Mammolo aveva da tempo abbracciato la causa fascista ed era un ottimo amico di Arpinati (il quale arrivò a scontrarsi con Mussolini pur di difendere la famiglia Zamboni), mentre il fratello Assunto ripagò la grazia concessa dal Duce diventando una spia dell’Ovra. E che dire dello stesso partito fascista, diviso nel 1926 fra la politica normalizzatrice di Mussolini e l’estremismo di Roberto Farinacci, guarda caso, l’unico gerarca non invitato all’evento di Bologna eppure giunto in città? Purtroppo ogni indagine fu bloccata sul nascere e le voci rimasero tali.

Ad Anteo Zamboni sono stati dedicati libri, vie e spettacoli teatrali, ma di lui ci restano solo tre foto: una all’età di sette anni e due post mortem. Impossibile riconoscere il bambino nel corpo dell’adolescente devastato dalle botte e dalle coltellate. L’associazione spontanea (e inquietante) sorge, invece, con altre immagini cruente, come quelle dei cadaveri di Mussolini, Claretta Petacci e dei gerarchi fascisti esposti a Piazzale Loreto il 29 aprile 1945, parallelismo reso ancora più marcato dal fatto che, proprio come il leader della Resistenza Ferruccio Parri bollò quello spettacolo atroce come «macelleria messicana», nel 1926 l’unico a sdegnarsi pubblicamente per la crudele fine di Zamboni fu proprio il Duce che definì il linciaggio del ragazzo «un atto barbarico». Oppure con il corpo del poeta Pier Paolo Pasolini, massacrato sulla spiaggia dell’Idroscalo di Ostia nella notte fra il 1° e il 2 novembre 1975 e figlio proprio di quel tenente che, afferrando Anteo per il braccio, ne aveva decretato l’involontaria ma istantanea condanna a morte.

Angela Bosetto
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1

Sondaggio

Dopo gli attentati dei terroristi islamici a Parigi, quali misure andrebbero adottate dall'Italia?
ok