Seguici... Facebook Twitter Google+ Feed RSS
15 dicembre 2018

Cultura

Chiudi

08.03.2018

Armida Gandini: desiderio dell’altro alla radice dell’arte

Per gli appassionati d'arte, Azimuth fu il nome dell'importante rivista d'arte, mentre Azimut (senza l'acca finale) era riferito alla galleria, entrambe fondate da Piero Manzoni, Enrico Castellani e Vincenzo Agnetti, nella Milano di fine anni cinquanta. Quella galleria fu la prima in Italia che affiancò la prospettiva internazionale sui primi gruppi di artisti concettuali e ottico-cinetici, sancendo la necessità di andare oltre la pittura. Ma, ironicamente, Azimut è anche la sede in Brescia della Azimut Holding S.p.A., società indipendente, che si occupa di consulenza e gestione patrimoniale, dove l'artista Armida Gandini presenta la sua nuova grande mostra, che ripercorre diversi progetti espositivi, realizzati dal 2000 ad oggi. Dalle scatole del «Bosco delle fiabe», alle semisfere di «Campane di vetro», ai numerosi video, che sedimentano immagini di animazione a riprese in set fotografico, fino ai progetti più recenti, dedicati ai Padri e alle Madri della cultura, l'esposizione è pensata come viaggio in luoghi immaginari e gioiosi, nei quali i confini tra letteratura, cinema, disegno e fotografia si intersecano. L'artista bresciana mette in scena stanze oscure della memoria individuale e collettiva su cui fare luce, freudianamente consapevole che sono i desideri insoddisfatti le forze motrici della fantasia e che ogni fantasia rappresenta l'appagamento di un desiderio. L'artista persegue la sua ricerca sul filo del gioco infantile, per far crescere uno spazio privilegiato, in cui sperimentare tutti gli aspetti dissonanti della vita. Il tempo del gioco e quello dello spazio, apparentemente infantile, coincidono nelle opere di Gandini con quelli dell'attesa del ritorno della persona amata, perché tutto ruota introno al desiderio di amare ed essere amato, sempre. Ed è proprio l'assenza dell'altro, necessario a comprendere la potenza affettiva, ad essere figurato dall'artista attraverso bambine chiuse in grandi semisfere di vetro o recintate in griglie metalliche o reti, che aspettano l'altro che non c'è. In questo stato di isolamento, ogni figura sperimenta il desiderio dell'altro, che manca, ma esprime altresì il bisogno di riconoscimento e l'immedesimazione di altre identità, per uscire dall'isolamento, come quelle narrate nelle pagine del «Romanzo di formazione di una scrittrice» di Joyce Carol Oates, che accompagnano tante opere in mostra. • Armida Gandini: «Stranissimo, e sempre più stranissimo»; Brescia, Azimut (via Turati 10), fino al 30 aprile.

GI.GUI.
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1

Sondaggio

Dopo gli attentati dei terroristi islamici a Parigi, quali misure andrebbero adottate dall'Italia?
ok