24 gennaio 2019

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10.03.2018

Da Tiepolo a Canaletto al Museo d’Arte Sorlini

Giandomenico Tiepolo: «Cristo e la samaritana»
Giandomenico Tiepolo: «Cristo e la samaritana»

Oltre 180 dipinti distribuiti in 14 spazi espositivi per una superficie complessiva di mille metri quadri. Sono i numeri del MarteS, il Museo d’Arte Sorlini, che aprirà i battenti sabato 31 marzo a Calvagese. La collezione consentirà di ammirare opere d’arte principalmente veneziane e venete, databili tra il XIV ed il XIX secolo, raccolte da Luciano Sorlini in oltre mezzo secolo di appassionate ricerche. A fare da suggestiva cornice al museo sarà il palazzo seicentesco dove Sorlini ha abitato fino alla morte, avvenuta nel 2015, e che successivamente è diventato sede della Fondazione che al giorno d’oggi porta il nome dell’imprenditore bresciano. LA FAMIGLIA, originaria della Valcamonica, si era specializzata sin dall’Ottocento nel settore della lavorazione dei metalli. Con il trasferimento in città, i Sorlini diversificarono i loro interessi e Luciano aprì nel 1960 uno stabilimento a Calvagese, dove acquistò intorno al 1970 il palazzo ora sede del Museo. Determinato e dotato di un intuito non comune, Luciano Sorlini negli anni Settanta cominciò a frequentare il Veneto, lasciandosi affascinare da Venezia, dove rilevò il palazzo sul Canal Grande, già dimora della famiglia Grimani, acquisendo in seguito dalla stessa proprietà anche il Castello di Montegalda Vicentina. Dovendo arredare questi edifici monumentali, Sorlini cominciò ad esplorare il mondo dei prestigiosi antiquari italiani. Negli anni aumentarono progressivamente gli acquisti, non solo di oggetti antichi d’arredamento: il numero e la qualità dei dipinti diventò importante, tanto che Sorlini sentì il dovere di dare continuità alla propria collezione. Dopo la sua morte, il testimone è passato ai figli Cinzia, Silvia e Stefano (oggi presidente della Fondazione), e ai nipoti Giulia, Angelica e Luigi, che hanno rispettato la sua volontà di istituire un luogo aperto al pubblico in grado di conservare, valorizzare e condividere le opere raccolte con tanto interesse e passione. Nella Collezione, oltre a Tiepolo, Ricci, Guardi e Canaletto, sono rappresentati pittori meno famosi, ma fondamentali per la comprensione complessiva delle arti figurative della Serenissima: Pittoni, Diziani, Molinari, Bellucci, Fontebasso e molti altri. L’accortezza dell’imprenditore bresciano era alimentata da un saldo buonsenso che gli impediva di puntare ad artisti «troppo di moda». Sosteneva che, con i denari necessari per un Canaletto mediocre, preferiva di gran lunga portarsi a casa capolavori di artisti meno contesi dal mercato, ma certamente più appaganti. Alla fine degli anni Novanta la Collezione si arricchì però di opere importanti, come la «Madonna» di Giovanni Bellini o il ciclo di 6 grandi teleri di Gianantonio Guardi raffiguranti le «Storie di Giuseppe ebreo», già arredo di Palazzo Grassi, poi di proprietà del principe Lutormirski ed ora tornati al MarteS. Il percorso espositivo prevede la distribuzione delle 183 opere - 154 quelle della Fondazione, più le 29 assegnate ai figli e depositate al Museo - per «gruppi tematici», nell’intento di «raccontare» l’evoluzione della collezione e le mutazioni del gusto di Luciano Sorlini. Il MarteS, in piazza Roma, resterà aperto dalle 9 alle 15 e, dal 15 giugno al 15 settembre, dalle 10 alle 18. •

Cinzia Reboni
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