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13 novembre 2018

Cultura

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08.02.2018

FILO ROSSO CHE UNISCE

Costantino Cipolla: docenteVolontari a Solferino  alla fiaccolata sulla nascita della Croce Rossa
Costantino Cipolla: docenteVolontari a Solferino alla fiaccolata sulla nascita della Croce Rossa

Alessandra Tonizzo Per ricordare che la forza unita è più forte. Che ci sono (anche) momenti e luoghi truci a far grande l’uomo. Che, pure, la nostra terra ha saputo ispirare fatti sorti sul basamento del cuore: magnanimità, non metallo. «La genesi della Croce Rossa sul modello del cattolicesimo sociale bresciano», per la collana Sociologia e Storia di Franco Angeli, è memento accademico. Parte da una tesi e la documenta in 17 saggi. Il nodo – comprovare filologicamente l’influsso su Jean Henry Dunant, fondatore dell’Associazione, dell’abnegazione lombarda al soccorso delle vittime nella battaglia di Solferino e San Martino, cui fu spettatore – è sciolto in «un grande affresco connessionista». Costantino Cipolla (docente all’Università di Bologna, autore e curatore di circa 150 volumi scientifici) e Paolo Corsini (storico, già sindaco di Brescia, senatore e membro dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa) sono i tutori di un’edizione corale, cui ci si può interfacciare tramite incursioni costola-a-costola. Il solido corpo centrale (quasi 700 pagine) resta integro, le singole voci distinguibili, compatte «nel rendere debito conto» di un’occasione storica e civile con Brescia a far da musa. PRIMA, DOPO e durante l’evento cruciale – la battaglia di Solferino e San Martino, «pietra miliare della nostra unificazione nazionale e altresì ecatombe: 11mila morti e 45mila feriti e malati» –, un sostanziale filo rosso: il cattolicesimo sociale bresciano, fenomeno nato tra clero e laicato ai tempi della Restaurazione, con le sue caratteristiche vocazionali, assistenziali, progressiste e patriottiche. Che nella figura di Lorenzo Barzizza, umile curato di Castiglione delle Stiviere, concreta il ponte tra idea e progetto – o meglio, tra ideali e progettualità. Assente nel Souvenir de Solferino (1860), opera magistrale di Dunant narrante le fasi del conflitto, con ampio riferimento agli aiuti prestati dai castiglionesi ai soldati, diresse la Commissione Civile in sostegno agli esangui eserciti austriaco, francese e piemontese. Liriche, diagrammi, tabelle, epistole, fotografie. L’apporto autorale di questo tomo (ben 22 penne) è specchio di saperi specializzati incrociati a sostegno di un’indagine monumentale. Lontana dall’essere «apologia della brescianità, acritica e militante», irradia l’eziologia di una distinta cultura morale (e medica e giuridica) che transitò dalla Leonessa. Sul cui suolo furono allestiti quasi 40 ospedali per ricettare circa 35mila feriti, impegnando la totalità del mondo cattolico locale; al tempo della Seconda guerra d’Indipendenza, le Ancelle della Carità di Paola di Rosa e altre 9 congregazioni di suore s’imporporarono senza risparmio tra città e provincia, spesso varcando la belligerante zona rossa. Globale nondimeno fu l’azione solidaristica dei bresciani tutti, una «vocazione dalle antichissime radici», una «generosità oblativa», identitaria, che di fronte alla sofferenza umana seppe sanare fratture, diffidenze, divenendo così «modello spontaneo». •

Alessandra Tonizzo
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