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12 dicembre 2017

Cultura

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18.04.2017

Il racconto dei «ladri»
e dei «galleggianti»
Travagliato e Ospitaletto

Fotografia di www.ilariapoli.com
Fotografia di www.ilariapoli.com

Nel tempo in cui, in assenza di Centri Commerciali e superstrade, i Paesi dell’Hinterland erano ben distinti dalla Città e fra di loro, ancora non esisteva il concetto di “consumo del territorio”; non di meno, si “consumava” meno territorio e le soluzioni di continuità fra paesi confi nanti erano costituite quasi sempre da vaste distese di granoturco, per la maggior parte dei mesi dell’ anno, e da nuvole di puzza di letame nei rimanenti. Fra Ospitaletto e Travagliato, lungo l’unica via di collegamento, passata la stazione ferroviaria, la Chiesetta di Lovernato e il mulino vi era l’estrema linea di confi ne costituita da una doppia curva pericolosa proprio in fondo ad un perfi do ed invitante rettilineo. Su quel tratto diversi spericolati ci hanno lasciato le penne e molto numerosi sono stati gli incidenti con conseguenze meno gravi, perché, provarci il motorino nuovo o correrci con l’auto dei genitori, era una prova di coraggio, quasi un battesimo della guida, alla quale diffi cilmente si sottraevano i giovani di allora. A Travagliato, dentro all’Oratorio, c’era la “piscina”, l’unica della nostra zona e che in sostanza era una vascona scoperta, nemmeno tanto grande e poco profonda, che ovviamente funzionava solo d’estate. Da ragazzini ci andavamo in bicicletta e, a forza di pedalate cercavamo anche noi di provare il brivido della velocità e l’ebbrezza della paura nel percorrere le “curve della morte”. Evitavamo, tuttavia, istruiti agli usi e costumi del nostro paese, di intrattenere rapporti di cordialità con i ragazzini dell’altro, perché, come avviene spesso anche tra vicini di casa che condividano un’area comune, la contiguità geografi ca dei due Comuni sollecitava l’antipatia e le rivalità fra i rispettivi abitanti, tanto che si erano consolidate nel tempo due defi nizioni egualmente off ensive con cui gli uni indicavano gli altri. Gli abitanti di Travagliato a Ospitaletto avevano fama di essere malfattori e perciò “ladri”, mentre quelli di Ospitaletto erano chiamati, dai vicini, proprio in virtù del proprio essere a Nord cioè “ più su”, “galleggianti” richiamandosi allusivamente alla proverbiale caratteristica dello stronzo. In compenso, nel paese più a nord era stata messa in circolazione la battuta-sketch:”Sei di Travagliato? Giù le mani dal banco”.”Ma io sono il fi glio del sindaco”. “Allora esci subito dal negozio…”. Bisogna dire che quelle persone di Ospitaletto che godevano di cattiva fama, e che ci tenessero a mantenerla, vantavano spesso misteriosi collegamenti con “gente di Travagliato”: era lì - senza bisogno di recarsi “fi no in Città”, cioè al Carmine - che secondo le voci, si potevano addirittura acquistare alcol e sigarette di contrabbando, mentre, c’era chi sosteneva che (come a Forcella a Napoli e più facilmente che al Carmine) vi si potessero trovare le cose rubate e perfi no armi. Se ti spariva la bicicletta o il motorino, la domanda di rito degli amici era “Hai guardato a Travagliato?”. Leggende, ovviamente, ma d’altro canto bisognava pur prendersela con qualcuno e far passare il tempo. Con queste premesse, ogni volta che al Torneo “notturno” si disputava una partita fra le due squadre di Amatori, sui bordi del campetto dell’Oratorio venivano sempre chiamati a vigilare due o tre Carabinieri che poi “si perdevano via”a guardare la partita e, se del caso, venivano richiamati, alla prima scintilla di taff eruglio, da qualche ragazzino volenteroso e legalitario che li raggiungeva trafelato. L’oltraggio più grave che l’ adolescente di uno dei due Paesi potesse riservare a quelli dell’altro, però, era sicuramente quello di corteggiarne una ragazza. Allora si scatenavano ire che a volte potevano portare a vere e proprie risse seguite da spedizioni punitive. L’ultima che io ricordi avvenne ch’eravamo già verso la fi ne degli Anni Settanta. Una domenica d’estate, in un pomeriggio “troppo azzurro e lungo”, in cui “non c’era neanche un prete per chiacchierar” un paio di ragazzi di Travagliato in trasferta sentimentale vennero provocati, insultati e aggrediti da alcuni giovani residenti - niente a che vedere con le coltellate facili e la cattiveria attuale - e presero alcuni ceff oni prima di scappare. Tornarono poco dopo, insieme ad un paio di amici, in cerca di vendetta, ma, ancora una volta, dovettero andarsene condannati dall’inferiorità numerica e dalla disorganizzazione. Il lunedì e il martedì erano giorni in cui non usciva di casa quasi nessuno, ma già dal mercoledì cominciarono gli avvistamenti sospetti. Puntualmente il venerdì sera arrivò in Piazza San Rocco a Ospitaletto una colonna di tre - quattro vetture dalle quali scesero una dozzina di ragazzotti dalle evidenti cattive intenzioni. Ma erano attesi. Sotto i portici del bar che s’aff accia tutt’ora sul parcheggio stazionavano numerosi giovani che, immediatamente, fecero i debiti collegamenti ed essendo nell’età delle decisioni rapide, soprattutto se sbagliate, si avvicinarono di corsa al gruppetto che intanto “prendeva le misure”. Uno dei nostri, che anni dopo sarebbe “morto sparato” per oscure ragioni, si fermò alla propria auto, aprì il baule e dopo averne estratto una mazza da baseball, si gettò nella mischia. Un altro, prima di raggiungere la zona degli scontri, agguantò una bicicletta e la scagliò verso le auto degli odiati travagliatesi. Le bici erano ancora di metallo piuttosto pesante, ma quella attraversò i circa quindici metri della piazza come fosse stata di carta. L’unico omosessuale uffi ciale del tempo, che del tutto casualmente si trovava nel parcheggio in attesa dell’amico con cui doveva andare al Gattopardo di Cologne, prima discoteca gay bresciana, sconvolto si precipitò al telefono vicino al cesso del bar per chiamare i carabinieri. La telefonata fu isterica e concitata e si concluse, per accelerare l’intervento delle riluttanti forze dell’ordine, con una minaccia di svenimento che sembrava tratta da “Il vizietto”, fi lm appena uscito. Quando l’ebbe terminata, “svenne”, ma dovette rinvenire da solo perché tutti i pochi che erano rimasti nel bar erano più interessati alle mazzate e alle urla che si sentivano fi n lì. Alla fi ne la nuovissima Fiat Ritmo con a bordo due giovani Carabinieri e il Maresciallo arrivò, ma quando tutto era ormai fi nito. Fecero qualche domanda qua e là ottenendo ben poche informazioni: nessuno sapeva niente. Tutti eravamo appena arrivati. Bevvero un caff è e se ne andarono. E quella contesa, alla maniera di certi falò, si esaurì quella sera, improvvisamente così com’era cominciata, senza ulteriori scontri o spedizioni.

 

di Roberto Bianchi

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