Seguici... Facebook Twitter Google+ Feed RSS
20 novembre 2018

Cultura

Chiudi

16.04.2018

Il racconto del ragazzo
che se ne andò d’estate
Franciacorta - Ospitaletto

Fotografia di www.ilariapoli.com
Fotografia di www.ilariapoli.com

L’isolato dista non molto dal centro di Ospitaletto, anzi, si può dire che ormai ne costituisca parte integrante. E un quadrilatero, chiuso a nord dalla Chiesetta di San Rocco e a sud dal Palazzo delle Scuole Elementari. Lungo uno dei lati lunghi, dalla parte che portava alla stazione ferroviaria e poi a Travagliato, giaceva, all’epoca, l’oratorio femminile e l’asilo infantile gestito dalle suore contigui all’oratorio dei maschi. Sull’altro lato, la palestra e più su le entrate alternative, direi secondarie, dei due oratori. In quegli anni in cui le opportunità di divertimento e di ritrovo per i ragazzi non erano esattamente illimitate l’oratorio costituiva la meta naturale e sostanzialmente esclusiva non solo dei bambini più piccoli, ma anche di ragazzi e addirittura giovani adulti. Davanti alla chiesetta di San Rocco c’era il cinema “dei preti”, che a lungo fu l’unica sala del paese e dove, naturalmente, si potevano vedere solo fi lm estremamente “castigati” e destinati principalmente agli adolescenti: cow boy contro indiani, cartoni animati e fi lm storici in particolare Nel perimetro dell’oratorio maschile oltre ai giochi consueti ( e anche inconsueti: ce n’era uno, per esempio, costituito da un palo dalla cui sommità scendevano delle funi che terminavano in un ampio alloggiamento per la gamba di chi ne usufruiva che così, prendendo adeguata rincorsa poteva compiere limitate evoluzioni aeree attaccato con una sola – per i più arditi – o entrambe le mani per tutti gli altri, alla corda che girava e girava e girava) c’era un campo da pallavolo nel quale alla sera si disputavano interminabili partite sempre foriere di discussioni nelle quali ( sia nelle partite che nelle discussioni) si distingueva il mio attempato maestro elementare, grandissimo fumatore che non accettava di essere surclassato da giovanotti meno usurati di lui. Era ( ed è, perché nonostante le tonnellate di Nazionali semplici consumate in classe predicando il principio del “mens sana in corpore sano” è tutt’ora vivente e rappresenta, credo, il peggior oltraggio alla pneumologia di ogni tempo e nazione grazie al consistente deposito di catrame che alloggia nei suoi polmoni impavidi) un toscano incazzato e autoritario che si infi ammava fi n troppo facilmente ed era famoso anche per la qualità degli schiaff oni che distribuiva in classe con grande entusiasmo. L’isolato costituiva un naturale percorso pedonale che da sempre era chiamato il “giro delle scuole”. Mentre nella brutta stagione tutti tendevano a restarsene chiusi nelle proprie case,e dopo cena uscivano soltanto gli irriducibili dell’osteria, appena sbocciavano i primi caldi primaverili, così traditori e stimolanti, il “giro delle scuole” improvvisamente si animava e gradualmente, man mano che crescevano le temperature e soprattutto dopo l’entrata in vigore dell’ora legale (che quindi favoriva le uscite serali allungate in quanto veniva buio più tardi e, com’è noto, è proprio il buio che favorisce le malefatte e i peggiori peccati della carne) lungo il percorso si creavano veri e propri aff ollamenti. Del resto in un tempo in cui un lavoro ce l’avevano proprio tutti, ed il lavoro era ancora quell’attività che si svolgeva quasi esclusivamente in offi cine o uffi ci, la sera diventava la festa quotidiana della gente comune che durante il giorno doveva semplicemente piegare la testa e darci dentro a sgobbare. Ragazze in fi ore, rigorosamente sempre divise in gruppetti di due o tre e mai, ma proprio mai, per non correre il rischio di essere declassate al ruolo di “sgualdrine”, da sole, percorrevano quasi ossessivamente e con il passo lento di chi ha tempo, il perimetro dell’isolato. Allo stesso modo facevano i ragazzi, quasi sempre in coppia per darsi vicendevolmente coraggio, che percorrevano lo stesso tragitto però non sul marciapiede. Infatti, mentre per le femmine era una specie di passerella dove esibire, oltre a se stesse, il vestitino nuovo o il sandalo con il tacchetto alla moda, ciò che serviva ai maschi era la strada per esibire il motorino, oppure per cavalcare una vecchia bici o, nei casi più fortunati, sfoggiare l’auto. Si creavano così anche ingorghi da poco, qualche discussione, ma pure nascevano relazioni, amicizie e qualcuna se l’è pure sposato il tizio che aveva conosciuto così, per strada, in una sera d’estate. Anche le coppie consolidate, mariti e mogli che oggi sarebbero considerati poco più che ragazzi, ma allora, proprio in virtù della loro condizione civile, erano già stati depositati nel mondo delle responsabilità e quindi erano visti come “vecchi”, passeggiavano lungo quella via e vi svolgevano un tacito quanto riconosciuto “controllo sociale”. Non era raro che qualcuno di loro redarguisse qualcun’altro, magari più giovane solo di qualche anno, per una parola volgare, un atteggiamento aggressivo, una bravata stupida. Ma era proprio nelle sere d’estate che la voglia di fare bravate stupide esplodeva ed era incontenibile soprattutto per i più giovani. Era un muretto nemmeno troppo alto, protetto da una vegetazione di slanciate canne che ne attenuavano l’aspetto di limite, quello che separava l’oratorio maschile da quello femminile. Era un muretto di quelli che, come i limiti, sembrano fatti apposta per essere scavalcati. Sulla sommità, distanziati fra loro, tre elementi architettonici in pesante cemento, tre piramidi. Mentre l’oscurità stava calando rapidamente il ragazzino, sui dieci, dodici anni, pensò che sarebbe stato un bello scherzo fare un’ incursione nell’oratorio femminile: presentarsi di là, lanciare due o tre urla e scappare via. Si arrampicò in un momento. Poi si appese al bordo del muro penzolando dall’altra parte. Abilmente, come aveva visto fare in molti fi lm, con la sola forza delle mani e la presa dei polpastrelli, cominciò a scorrere verso il centro del muro. E trovò il primo dei tre elementi decorativi da superare. Era troppo largo e forse la cosa migliore era attaccarsi anche a quello per poi proseguire. Il centro del muro era in corrispondenza dell’elemento di mezzo. Solo da lì sarebbe saltato, non prima. L’oscurità ormai era calata e il terzetto di amiche camminava lungo il marciapiede. Parlottavano sommessamente. Ormai la gente cominciava a scemare. Anche loro, a breve, sarebbero dovute rincasare. Mentre passavano fra i due oratori sentirono un rumore. Quasi un lamento. Qualche stronzo aveva nuovamente abbandonato dei gattini appena nati dietro la siepe di canne. Si fermarono ad ascoltare meglio. Sì, potevano essere dei gattini. Allora interruppero la passeggiata ed entrarono a cercare una suora che le accompagnasse a cercarli, magari con una torcia. Le suore erano sensibili e amavano gli animali. Quando il ragazzino ebbe agguantato la sommità della piramide di cemento ebbe solo il tempo di sorprendersi perché invece di sostenerlo quel blocco si inclinò velocemente. Forse provò il terrore degli ultimi attimi. Forse tentò di pensare ad una soluzione che era impossibile da trovare perché non c’è n’era il tempo: cade troppo rapidamente un prisma da più di mezzo quintale. La pietra lo schiacciò al suolo. Forse ebbe ancora qualche secondo di coscienza in cui forse immaginò di farcela, come mille altre volte, perché per uno scherzo non si può morire. Perche a dieci, dodici anni non si deve morire. Le ragazze e suor Prassede lo trovarono che ancora respirava. Ma spirò prima che arrivasse l’ambulanza. Il giorno dopo ne parlava tutto il paese. E fu l’argomento di conversazione che accompagnò i pedoni di ogni età e sesso mentre, nella frescura serale, percorrevano, come ogni sera precedente, e, per anni, tutte quelle a venire, il “giro delle Scuole”.

di Roberto Bianchi

Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1

Sondaggio

Dopo gli attentati dei terroristi islamici a Parigi, quali misure andrebbero adottate dall'Italia?
ok