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25 settembre 2018

Cultura

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30.07.2018

Il racconto dell’Angelo
Azzurro della bassa
Bassa bresciana

Scherzando, ma non del tutto, si potrebbe sostenere che il celebre detto marxiano secondo il quale “la storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa” si manifesta non soltanto nella dimensione esclusivamente diacronica, ma può avere anche una declinazione di tipo geografi co, ovvero: ciò che in qualche terra può aver assunto i caratteri della più dolorosa e aberrante delle tragedie, in altra, magari per il carattere dei suoi abitanti, subirà il prevalere della connotazione farsesca. In eff etti, se penso alla vicenda che pochi anni fa portò al centro dell’attenzione nazionale il paese di Bagnolo Mella, per certi aspetti mi raggiunge il ricordo della vicenda, nel caso del tutto letteraria, ma, ne sono convinto, non soltanto letteraria, del professor Raath, il protagonista del celebre romanzo scritto dal più sfi gato, ma non meno straordinario, dei fratelli Mann, Heinrich. Nel romanzo, cioè nella versione tragica della storia (che diventerà un fi lm di successo imperituro: “L’angelo azzurro” in cui una straordinaria Marlene Dietrich equivoca femme fatale sedurrà e travolgerà un austero e anziano professore di liceo), sarà il professore a fare una gran brutta fi ne; nella storia declinata dentro una piccola comunità bresciana, dove l’aspetto italico-farsesco avrà avuto la prevalenza, quella che dopo un’effi mera popolarità (addirittura suggellata da un servizio fotografi co su Playboy, da un’intera pagina a lei dedicata sul Daily Mail,da uno “speciale” mandato in onda da Nippon Tv, da servizi su televisioni e giornali tedeschi, spagnoli, turchi, australiani, neozelandesi) si vedrà costretta a ritornare nell’anonimato da cui è provenuta - che in una società fondata sull’ ”apparire” e sull’ essere “personaggio” può essere considerata da molti la fi ne peggiore - sarà Laura, l’Angelo Azzurro della Bassa, o, per i media, la Sexi barista, la donna che, per una stagione, ha “sedotto” non un singolo professore, bensì, virtualmente, centinaia di bassaioli infoiati. Potrà anche essere stata banalmente scontata la citazione, da parte dei giornalisti che ne scrissero all’epoca, della celebre canzone “ Bocca di Rosa”, anche perchè non risulta proprio che la vistosa Laura praticasse lo stesso tipo di generosità dell’esuberante eroina cantata da De Andrè. Quella citazione fu pur tuttavia piuttosto adeguata, se non altro, per inquadrare le altre femmine della storia: le mogli e le fi danzate incazzate dei troppi bagnolesi e non che le tette fi nte, le cosce lunghe e i sorrisi ammiccanti della bella barista andavano compulsivamente a consumarli con la scusa di bere qualcosa. La storia è presto raccontata: Laura M., insieme alla sorella, dopo aver fatto per qualche tempo la ragioniera in uno studio di commercialista e in qualche azienda, apre a ventisei anni, in quel di Bagnolo Mella, una tabaccheria. Obbediente alla omologazione comunicativa imperante al tempo la chiama “Non solo tabacchi”, ma poco dopo, non solo tabacchi il negozietto di circa 50 metri quadri lo diventa per davvero, perché Laura ci fa dentro pure un bar, “Le cafè”, di quelli che chiudono presto la sera: brioche, cappuccini e caff è, qualche aperitivo. Cassetto da poco. Da troppo poco. Tutti bar possono offrire quel tipo di menù e per gli avventori della zona non c’è che l’imbarazzo della scelta. L’intuizione geniale della bella Laura è quella di off rire - per di più ad un segmento di pubblico fra i più spendaccioni, quello dei maschi adulti ed eccitati– una “merce” che non si può acquistare per poi rivenderla , o ce l’hai in proprio o niente: la simpatia e l’avvenenza fi sica. La seconda, soprattutto, esposta generosamente e, in particolare, nei venerdì notte che da sempre, nei nostri paesi, soprattutto per i maschi coniugati o in via di esserlo, è la serata della “ libera uscita” in cui mogli e fi danzate possono anche, estemporanemente e con la scusa degli amici che “trascinano”, chiudere un occhio sulle trasgressioni della propria metà. Ma: “un” occhio, non tutti e due. E “ estemporaneamente”, e non tutte le settimane. Fatto sta che dopo qualche tempo in cui le femmine locali hanno subito mugugnando, sono partiti degli esposti (o, più probabilmente, sembra siano stati soltanto annunciati) alla locale stazione dei Carabinieri da parte di mogli e fi danzate furibonde, insicure e gelose delle quali da un giorno all’altro la nostra protagonista si era tirata addosso l’ira funesta delle cagnette a cui aveva sottratto l’osso. E così la bella Laura, dopo aver pagato una multa di mille euro per i decibel in eccesso (quasi fosse l’unico locale a tenere la musica ad alto volume) in caserma ci dovette andare per davvero, così come dovette recarsi dal comandante della polizia Locale per ricevere un richiamo a causa dei suoi abiti succinti, contrari agli obblighi morali previsti per i titolari dei pubblici esercizi. Chissà se anche in questo caso ci sarà stata, alla base di tutto, la rivalsa di una vecchia mai stata moglie senza mai fi gli, senza più voglie che si prese la briga e di certo il gusto di dare a tutte il consiglio giusto. Di certo non fu della partita l’allora sindachessa di Bagnolo che, anche se rilevò aspetti problematici legati alla circolazione e all’ordine pubblico ( il venerdì notte erano a centinaia che arrivavano in quei pochi metri quadri, anche da fuori provincia), più o meno, in un’intervista ad un quotidiano, dichiarò che in fondo se una bella ragazza sfrutta la propria bellezza non c’è niente di male (anche se ci tenne a precisare che lei, la sindachessa, il proprio marito in quel bar non ce l’avrebbe proprio mandato). Ma i tempi di questa storia di provincia sono successivi al vaticinio di Andy Wharol nel 1968 “In the future everyone will be world-famous for 15 minutes”. La celebrità di Laura M. ha abbondantemente superato il quarto d’ora wharoliano, ma alla fi ne si è comunque esaurita rispedendo Laura nell’anonimato (dove, personalmente, ho la sensazione si stia un gran bene). Dopo alcune comparsate in altri locali anche fuori provincia, dopo un annunciato interesse ad occuparsi attivamente di difesa degli animali (che in verità non sarebbe stata attività così lontana dal suo lavoro di barista sexi), dopo la dichiarazione di una qualche disponibilità all’impegno politico (pur senza rivelare in quale schieramento), dopo aver effi meramente rilevato lo storico Bar Ponticello, al Carmine, subito lasciato e che per fortuna, quindi, è rimasto ciò che è sempre stato con le atmosfere di una volta, di Laura M. l’informazione uffi ciale non ci ha più fatto sapere nulla. Ma lei, con i suo bellissimo sorriso e la serenità dei semplici e degli innocenti, la si può trovare spesso ancora là, insieme alla sorella, dietro al bancone del piccolo bar di Bagnolo Mella.

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