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16 dicembre 2018

Cultura

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13.02.2018

Il racconto della carta
quando cantava
Lago di Garda

Fotografia di www.ilariapoli.com
Fotografia di www.ilariapoli.com

Forse la ragione è nascosta fra le pieghe dei circa vent’anni trascorsi lavorando come grafi co: dalla fi ne dei Settanta alla metà degli anni Novanta, infatti, quando di carta erano sostanzialmente i principali mezzi per comunicare, si può ben dire che sulla carta io ci abbia davvero campato. Oppure, e questa abitudine venuta molto prima potrebbe aver infl uito anche su quella successiva scelta lavorativa, tutto potrebbe derivare dalla frequentazione di buoni libri che fi n dall’età in cui mi fu svelata la magia delle parole scritte ho cominciato a divorare con metodo e costanza, sviluppando nel tempo una specie di coazione che oltre che obbligarmi alla fruizione dei contenuti alla maniera dei tossicodipendenti più entusiasti, mi ha imposto l’accumulazione dei volumi stessi dei quali, a volte, adesso mi sento persino prigioniero. Io ,circondato dalla carta, ci vivo ; ne amo l’odore, l’aspetto polveroso che assume quando è invecchiata o la luminosità che emana quando è appena prodotta ed ora che ci informano che il suo dominio sta per essere messo seriamente in discussione grazie ai progressi delle tecnologie legate all’uso del pc mi sento gravemente infastidito e perciò vivo da Signore indiscusso nella mia torre non più eburnea, ma, per l’appunto, cartacea, gli ultimi giorni di gloria. Una cura per uscire dall’inevitabile depressione che mi coglie ogni qualvolta sono costretto ad osservare l’avanzata travolgente della modernità - che, come con un Caterpillar sfuggito al controllo, non sono del tutto certo produca più vantaggi, tutti “in prospettiva” rispetto ai danni che al contrario si possono quantifi care immediatamente – è rinchiudermi nella mia biblioteca e maneggiare, con il trasporto di un povero feticista, le vecchie edizioni di quando l’editoria era una cosa seria e una missione sociale che, oltre allo scopo scontato di produrre ricchezza per i produttori, si proponeva pure quello più nobile di regalare crescita culturale e speranze diverse ad un Paese uscito devastato da una feroce Guerra Mondiale e da una drammatica guerra civile fratricida. L’ inconfondibile odore della vecchia BUR da poche lire, sulla quale ho imparato Cechov, Poe, Dickens, Dostoevskij e mille altri, ha l’eff etto del Popper, potente nitrato di amile dagli sconsiderati eff etti euforizzanti, sulle mie narici indignate. L’altra opzione salvifi ca, soprattutto se è una bella giornata, è prender su e andare sul lago di Garda - che non è soltanto balneazione, locali e opportunità di divertimento occasionale quanto convenzionale - più precisamente a Toscolano, e fare un bel giro per la Valle delle Cartiere. E’ corroborante, e non solo per via della carta. Dopo aver abbandonato l’auto nel parcheggio, infatti, si inizia con una passeggiata che forse a causa di tutte le sigarette che fumo (e anche qui c’è di mezzo la carta!) trovo piuttosto impegnativa e che, passando attraverso una strada sterrata davvero suggestiva, si addentra nella Valle. Un ponte di legno prima ed una passerella a strapiombo poi, fra sentieri e ripide stradine, consentono vedute per certi versi strabilianti e incantevoli che ben dispongono l’animo ad accogliere le suggestioni provenienti dai luoghi dove la carta hanno cominciato a produrla dalla fi ne del 1300 . E’ una leggenda che spiega le origini delle cartiere in Toscolano : una barca sarebbe naufragata nel Garda e il vento, dopo averne spezzato l’albero, avrebbe portato la vela ad incassarsi in una insenatura proprio a Toscolano. La forza delle onde, poi, avrebbe ridotto la vela in poltiglia, mentre l’esposizione al sole le avrebbe successivamente restituito una certa consistenza. Quando alcuni abitanti del luogo si resero conto che quel materiale così ottenuto era adatto alla scrittura sarebbe stata fondata la prima cartiera. La forza dei torrenti che si buttano nel Garda attraverso ripide forre ha costituito l’energia di quei primi opifi ci che producevano carta partendo da stracci e scarto del cotone e persino dal lino, che alla carta forniva soprattutto una maggior lucentezza. La produzione nella zona raggiunse il suo culmine nel Cinquecento quando l’intero corso d’acqua era occupato da decine di fabbriche che si susseguivano da fondo valle fi no alla località Camerate. In quel periodo vi operò anche Paganino Paganini, nato nella Bassa Bresciana (che peraltro in quei tempi fornì diversi addetti alla produzione dei libri) formatosi a Venezia, ma che nel 1517 tornò defi nitivamente nel bresciano dove fondò una sua tipografi a nel monastero sull’isola del Garda dal quale poi, insieme al fi glio anch’egli editore, si spostò proprio in Toscolano. L’anno precedente alla morte, Paganino Paganini pubblicò la prima copia del Corano, stampata in caratteri mobili arabi. Ma questa vicenda singolare – e a guardarla con gli occhi dell’oggi è sconfortante rilevare la diff erenza fra l’intraprendenza culturale di secoli fa e la povertà attuale, è storia vecchia. La storia nuova, ahimè, ci racconta di un declino che ha via via decimato, nel corso del tempo, tutta la fi liera fi no al 1962 quando anche l’ultima fabbrica ha interrotto la produzione. Proprio in quel luogo, come un’ Araba Fenice che rinasca dalle sue proprie ceneri, in anni successivi il Comune, con il supporto della Burgo Group e della Comunità Montana, ha progettato la nascita di quello che ora è uno dei più importanti siti di archeologia industriale del nord Italia. Ne è stato promosso il recupero architettonico ed ora vi ha sede il «Centro di eccellenza e incubatoio d’impresa dedicato alla fi liera carta-stampa», una “cattedrale”, per gli irriducibili adepti del foglio stampato, da aff rontare con rispetto e devozione, e che, attraverso un suggestivo percorso di visita che dal nucleo cinquecentesco si snoda nelle ampie sale dei piani superiori, ci racconta la storia della produzione cartaria, della stampa e del libro, dalle origine medievali al Novecento. Le sorprese non fi niscono entrando nel “museo”, ma anzi, forse quella più speciale è costituita dall’incontro con una persona, il signor G.M, che qui ci è nato e ci ha sempre vissuto e, soprattutto, ci ha sempre lavorato. Ha più di ottant’anni anche se ne dimostra almeno dieci di meno ed è un sapiente Virgilio che accompagna il visitatore lungo il viaggio alla scoperta dei segreti della lavorazione del materiale, ma anche dei documenti più preziosi che qui vengono conservati. La sua lunghissima famigliarità con questo mondo ha costruito una sorta d’amore incondizionato verso la carta, un amore fatto di passione e rispetto e che G.M. è in grado di trasmettere a chiunque sia in grado di capirne le radici - grazie alla sua capacità avvolgente di comunicare - la dignità del prodotto, ma anche, e dal punto di vista umano è forse ancora più importante, la dignità del lavoro ben fatto che a ben guardare ha una sua propria traduzione anche di tipo politico, perché è la chiave di volta dell’emancipazione dell’Uomo. Chi viva terrorizzato dalla minaccia incombente del libro elettronico qui potrà trovare conforto e rassicurazione: forse addirittura potrà convincersi che quella diavoleria immateriale mai riuscirà a scalzare del tutto la bellezza, la purezza, la natura magica del foglio stampato.

di Roberto Bianchi

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