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15 novembre 2018

Cultura

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05.11.2018

Il racconto di Don
Chisciotte Crusoe
Val Trompia

Ci sono delle persone - e sono sempre di meno, ahimè, anche se, proprio per questo, appaiono ancora più “vistose” rispetto ad una volta – che avendo il coraggio di compiere scelte in controtendenza rispetto all’opinione comune e alle abitudini più diff use, spesso vengono defi nite mediante il ricorso a degli archetipi di tipo storico - letterario, pescando nel repertorio dei personaggi conosciuti ai più . Sopravvivono perciò anche in mezzo a noi dei Don Chisciotte, o dei San Francesco, o dei Robinson Crusoe, dei Casanova o altri ancora. Può darsi che io abbia un qual certo magnetismo verso le eccentricità e forse è proprio per questo motivo che non poteva che capitarmi di incontrare e conoscere un signore che sta qui dalle nostre parti e che, se possibile, allo stesso modo di una fi gura di Arcimboldo, è la somma di almeno due di quei paradigmi. Prima è stato un geologo che ha girato il mondo collaborando in attività estrattive per l’Industria e per l’Eni in particolare e poi, rientrato in Italia, ha fatto a lungo l’insegnante: ora che l’età l’ha messo a posto per benino rendendolo un ex, con la visionarietà di un Don Chisciotte e la determinazione di un Robinson Crusoe che, lontano da tutto e tutti, è proprio il caso di dire “isolato”, deve pur sopravvivere , ha avviato un’avventura, e proprio pochi giorni fa, dalle parti di Pezzaze dove ha inaugurato la (nuova) Piccola Università di Avano, un’avventura che potrebbe riservare sorprese positive. E’ sempre da una scintilla che nascono gli incendi, anche i più grandi, e così anche in questo caso sono numerose le cose collegate a quello che a prima vista potrebbe sembrare un semplice evento di cronaca locale. Numerose e sorprendenti. Innanzi tutto che Pezzaze sostanzialmente è un’espressione più amministrativa che altro in quanto, in realtà, è composta da ben sei frazioni: Mondaro, Pezzazole,Stravignino, Aiale, Lavone e Avano. Che quest’ultima, Avano, attualmente abitata da una decina di persone, è il nucleo più antico di quella che ora chiamiamo Pezzaze e ha ospitato un antico monastero fi n dall’Alto Medioevo , dove risiedevano e lavoravano quei famosi monaci amanuensi ai quali dobbiamo il salvataggio di codici preziosi che essi diligentemente ricopiarono salvandoli dalla distruzione. Ma Avano già in tempi meno lontani aveva ospitato una “piccola Università”, in realtà una specie di Liceo- Ginnasio, dove sacerdoti volenterosi istruivano gratuitamente i giovani che lo desiderassero. Proprio a circa 1200 metri sulla verticale nord dell’abitato di Avano, poi, si può ancora vedere una antica fortifi cazione a pianta ellittica e ricoperta di folta vegetazione. Si chiama Castel Vanìl ed è uno spettacolo da vedere e da percorrere, oltre che una delle più antiche testimonianze della storia della Val Trompia. Ho appreso che a Mondaro, in ciò che rimane della Torre Medioevale è ospitato il “Museo Etnografi co”, mentre nelle vicinanze c’è pure un Museo Archeologico, perchè in queste terre diffi cili gli insediamenti umani vi erano fi n dal Neolitico e la loro più grande ricchezza - che però bisognava saper strappare con le unghie e con i denti a queste terre avare – era costituita dal minerale più noto, qui, il ferro. E dal carbone, dalla fl uorite e dalla siderite. L’altra fonte di sostentamento per i locali è sempre stata l’agricoltura e i piccoli allevamenti. Parliamo di una terra a quasi mille metri d’altezza, che, fra l’altro, nel mentre richiede la fatica come elemento necessario alla sopravvivenza può riuscire nell’impresa sorprendente di coniugare, nelle menti predisposte, lo Spirito con l’Assoluto. Ed allora, ritorniamo al nostro Don Chisciotte Crusoe, che per comodità chiameremo Siro, che un po’ perché quelle cose le ha studiate – la sua tesi di laurea in geologia era proprio sul territorio di Pezzaze – un po’ per una sensibilità estremamente defi nita rispetto alle tematiche ambientali, un po’ per un qual certo francescanesimo che si esprime anche attraverso lo sguardo limpido dei suoi occhi di un azzurro visionario s’è messo in testa, proprio qui, ad Avano, di inaugurare un’esperienza di “agricoltura biodinamica”. S’è preso un appezzamento di terra nemmeno tanto grande, in fondo al quale si vedono anche le arnie delle api con cui fa il miele e la cera, e i circa 1200 metri quadrati li ha trasformati, ripulendoli e lavorando assai, in un’oasi. Quando gli ho chiesto cosa signifi chi “biodinamica”, misteriosamente quanto succintamente mi ha spiegato che si tratta di ordinare la coltivazione di piante – verdure, mele, pere, frutta varia - eterogenee che si “aiùtino” fra di loro nella crescita. Francamente non è che ci abbia capito molto, ma quel poco del quale sono certo aver ben inteso è che Siro non è passato indenne dall’approfondimento di materiali cari ai difensori dell’Ambiente - e non solo perché conviene farlo all’Uomo che ci deve vivere - anche in virtù di una visione complessiva del Creato che esclude lo sfruttamento intensivo e non-etico di ciò che ci circonda , perché non vada considerato come se fosse “ roba nostra”. Siro deve averla studiata un gran bene “La Carta della Terra” cioè quella dichiarazione di principi etici fondamentali, approvata a livello internazionale, che si propone di costruire una giusta, sostenibile e pacifi ca società globale nel XXI secolo e in cui i sedici principi fondamentali, organizzati in quattro “pilastri” strutturali, stabiliscono la sinopia sulla quale costruire l’aff resco di una produttiva economia sostenibile e biocompatibile. Quella cosa che si è fatta per secoli e ora, una volta riscoperta, viene chiamata “ green economy”. Siro si infervora a parlare del “suo” progetto che prevede, fra l’altro, la possibilità di off rire campi-laboratorio da far visitare agli studenti, anche per tentare un proselitismo che moltiplichi esperienze simili.Non tralascia di sottolineare come la creazione di una fi liera virtuosa produrrebbe anche nuove opportunità di lavoro. E ribadisce un credo, il suo, nato dall’esperienza secolare dalla quale tutti veniamo e che qualcuno di noi, ingrato, ha rifi utato :”la terra non mente mai”. Ascoltandolo mi viene da pensare che se spesso capita di trovare la Letteratura nei luoghi più sorprendenti e impensati, così è soprattutto per la Politica che invece trovi sempre e ovunque in qualsiasi azione dell’Uomo: scelte che a prima vista possono apparire semplicemente singolari e comunque esclusive di certi ambiti, rappresentano invece, anche, una precisa visione, nel senso più nobile e completo del termine, “politica”. E allora guardo con un sorriso la schiena di Siro che s’allontana, piegata dall’età e dalla fatica, ma “dritta”, eccome se “dritta” nel seguire la propria coscienza.

di Roberto Bianchi

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