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16 dicembre 2018

Cultura

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06.12.2018

IL BUONGIORNO SECONDO MATTIA

La giuria del premio «È giornalismo 2018»: da sinistra, Paolo Mieli, Massimo Gramellini, Mario Calabresi, il presidente Giancarlo Aneri, Gian Antonio Stella e Giulio Anselmi
La giuria del premio «È giornalismo 2018»: da sinistra, Paolo Mieli, Massimo Gramellini, Mario Calabresi, il presidente Giancarlo Aneri, Gian Antonio Stella e Giulio Anselmi

Pungente, ironica e acuta, mai volgare. Semplice, efficace con poche parole, anche per mettere ordine nel marasma di fake news che in un baleno spiccano il volo, travolgono l'opinione pubblica, si sgonfiano, cadono e se ne vanno «senza neanche un pardon», come scrive nel caso dei bambolotti neri negli asili di Codroipo. È la penna «gentile» di Mattia Feltri ad aggiudicarsi il premio «È giornalismo 2018», riconoscimento fondato nel 1995 dall’imprenditore veronese Giancarlo Aneri con gli amici Enzo Biagi, Giorgio Bocca e Indro Montanelli. «È giornalismo» in passato è andato a Enrico Mentana (l’ultima edizione) e a figure come Curzio Maltese, Natalia Aspesi, Fabio Fazio, Milena Gabanelli, Sergio Romano, Claudio Magris, Massimo Gramellini, Gianni Riotta, Gian Antonio Stella, Mario Calabresi fino a Google, rappresentato da Hal Varian, per dirne alcuni. L’autore del «Buongiorno», rubrica seguitissima su «La Stampa» - ereditata da Gramellini e che con il cambio di penna non ha perso smalto né lettori - è stato scelto dalla giuria presieduta da Aneri in una rosa di papabili composta anche da Radio24 e Aldo Cazzullo. Dopo una lunga consultazione, i giurati, Giulio Anselmi, Paolo Mieli, Gian Antonio Stella, Calabresi, Gramellini e Riotta hanno espresso un giudizio unanime. «È stato scelto perché si è fatto al di fuori del ruolo del padre Vittorio e con uno stile diverso», spiega Aneri, presidente della giuria. «Mattia ha scelto una sua strada e ha ereditato la rubrica giornalistica di Gramellini, la più letta nel panorama italiano, ottenendo lo stesso successo». Ma c’è una peculiarità in particolare, che piace ai giurati: «Nel suo Buongiorno è molto educato e gentile anche nell'affrontare temi spinosi», continua Aneri portando ad esempio uno dei recenti corsivi di Feltri, «Con la pece e le piume», in cui racconta delle vicende di Casa Di Maio, e del padre costretto dal figlio a chiedere scusa con lo sconosciuto (a lui) strumento dei social network. «Con educazione dice cose che fanno pensare e questa è una prerogativa di un bravo giornalista». Feltri è il ventiduesimo vincitore del premio «È giornalismo» che consiste in un assegno di 18mila euro. L'iniziativa si è fermata lo scorso anno perché la famiglia si è dedicata al volume, a cura di Gabriele Tacchin, sulla sua storia. Come da tradizione l’annuncio della premiazione viene dato prima di Natale, mentre la cerimonia si terrà allo storico hotel Principe di Savoia di Milano a marzo 2019. «Abbiamo già avvisato il premiato che era molto contento, ma più ancora il padre: si è davvero emozionato. Si sa, i padri si commuovono di più per i premi dati ai figli che a loro. E con questo meritatissimo premio a Mattia in fondo si dà anche un riconoscimento alla storia giornalistica familiare», conclude Aneri quasi porgendo un nobile ramoscello di ulivo. Per Feltri padre, infatti, l’emozione non sarà da poco. Critico in passato nei confronti del riconoscimento («Qualora la giuria volesse regalarmelo lo rifiuterei») da lui definito Premio Stalin, perché reo a suo dire di non impalmare mai un giornalista «pendente a destra e neppure al centro», si era ricreduto nel 2016 quando la giuria aveva scelto Mentana. Allora non solo aveva applaudito per la decisione di cadere su un giornalismo neutrale e non «spostato a sinistra», ma aveva presenziato anche alla cerimonia a Milano l’anno dopo. Ora tocca al figlio. Mattia Feltri, bergamasco, 49 anni, non poteva che iniziare giovanissimo la sua carriera. I primi articoli li ha firmati sul «Giornale di Bergamo». È passato poi al «Foglio» di Giuliano Ferrara, con il quale ha instaurato un rapporto di reciproca stima. Lì ha conosciuto anche Annalena Benini, giornalista, che ha poi sposato e dalla quale ha avuto due figli. Dopo una breve parentesi a «Libero», giornale fondato dal padre, nel 2005 è approdato a «La Stampa», dove è diventato capo della redazione romana, e sul quale, nel 2017, non senza qualche riflessione, ha preso in mano il Buongiorno di Gramellini, quando il corsivista è passato al Corriere. •

Maria Vittoria Adami
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