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21 aprile 2018

Cultura

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31.12.2017

IL PRESEPE DI FRANCESCO

La copertina del libroPapa Francesco in San Pietro tra presepe e albero di Natale
La copertina del libroPapa Francesco in San Pietro tra presepe e albero di Natale

Quando le giornate si accorciano fino al culmine, a metà dicembre, la candela diventa il simbolo del mese più buio, ma anche più luminoso dell’anno. E non solo per le luminarie e le vetrine scintillanti che accompagnano le feste nella frenesia degli acquisti. È la luce del Natale, per i credenti, che accende questi giorni rinfocolando la speranza nei cuori. In queste trame dell’anima si inoltra Papa Francesco con il suo La luce del Natale. Perché il presepe è la nostra speranza (Piemme 2017, pp.190, 14,90 euro) spiegando, in un compendio moderno che accorpa messaggi rilanciati su twitter, aforismi, omelie e lettere, cos’è il presepe e quali valori porti con sé. Il libro è un invito di Francesco a sostare in sua compagnia davanti al presepe, riappropriandosi dei suoi simboli e significati e ascoltando un primo appello: aprire il cuore. «In un bimbo appena nato, bisognoso di tutto, avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia, è racchiusa tutta la potenza del Dio che salva», scrive in un’omelia del 16 dicembre 2016. «Il Natale è un giorno per aprire il cuore: bisogna aprire il cuore a tanta piccolezza, che è lì in quel bambino, e a tanta meraviglia. È la meraviglia del Natale. È la sorpresa di un Dio bambino, di un Dio povero, di un Dio debole, di un Dio che abbandona la sua grandezza per farsi vicino a ognuno di noi». Francesco osserva quanta speranza ci sia «in quella gente semplice e generosa che si raccoglie stupita intorno a un bambino», «dipendente dalle cure e dalla benevolenza degli altri». Alle necessità del quale tutti si mettono in ascolto. Perché il Natale è speranza, è stupore, è gioia che si ritrova anche nell’ascolto del dolore e dei bisogni dell’altro. «Contemplare il presepe è anche contemplare questo pianto, è anche imparare ad ascoltare ciò che accade intorno e avere un cuore sensibile e aperto al dolore del prossimo», perché contemplarlo «isolandolo dalla vita che lo circonda, sarebbe fare della Natività una bella favola che susciterebbe in noi buoni sentimenti ma ci priverebbe della forza creatrice della Buona Notizia che il Verbo incarnato ci vuole donare», scrive nella Lettera ai vescovi il 28 dicembre 2016. «È possibile realizzare la gioia cristiana ignorando il gemito del fratello?». Il volume di Francesco è una guida attraverso i «segni luminosi» del presepe: la culla, i pastori, gli angeli, la stella, i Magi, la maternità e la paternità, la famiglia e l’infanzia. Una storia antica, di un Creatore diventato creatura spogliandosi della propria divinità per condividere in tutto e per tutto le sorti dell’umanità; ma anche contemporanea di un Dio nomade che nasce in una mangiatoia, accudito da due genitori profughi e da una folla di poveri: quasi una cronaca di attualità del Terzo millennio. Una storia corale, comprensibile e cui ciascuno può partecipare: «Quando si parla di speranza», scrive Francesco, «spesso ci si riferisce a ciò che non è in potere dell’uomo e che non è visibile, ma il Natale ci parla di una speranza diversa, una speranza affidabile, visibile e comprensibile, perché fondata sulla vita di un uomo in carne e ossa, storicamente esistito: Gesù di Nazareth». Ai giovani, infine, il pontefice aggancia il significato del presepe, nell’omelia del 31 dicembre: «Guardare il presepe ci sfida ad aiutare i nostri giovani perché non si lascino disilludere davanti alle nostre immaturità, e stimolarli affinché siano capaci di sognare e di lottare per i loro sogni. Capaci di crescere e diventare padri e madri del nostro popolo». • M.V.A. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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