23 gennaio 2019

Cultura

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10.01.2019

IL VESUVIO E IL CIDNEO

Su www.pitturiamo.com le opere dell’autore: qui «Squarcio cosmico»Il libro, autopubblicato, si può ordinare su vitalesalvato@libero.it
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«Muto, a pensare un testamento». Istantanea solenne di riflessione serena. Vitale Salvato fissa in 74 pagine l’ora dei progetti nei bilanci. «Con i nostri sensi»: strategie esistenziali su rotte conosciute, illuminate dalle esperienze proprie e dalle sagge parole altrui. I grandi del passato diventano citazioni appropriate a un percorso maturato giorno per giorno, romanzo della quotidianità scritto da chi ha salutato il Vesuvio per ambientarsi al Cidneo, più di quarant’anni fa. Da qui non se n’è più andato, e sente la necessità di fare il punto. DOCENTE di Tecnologia in pensione dal 2011, oltre che pittore, nato a Napoli e residente a Brescia dal 1977, già autore de «Le stelle sulla città» (MarcoSerraTarantola Editore), nelle parole di Alessandra Tonizzo - firma di Bresciaoggi che ha curato l’introduzione con acuta sensibilità - Salvato dipana la matassa dei ricordi senza filtri, «forse perché la verità non perdona quanto l’uomo che la espira nel compromesso». Nel Vitale-pensiero ritorna Schopenhauer, se è vero che «la fonte principale della felicità scaturisce dalla propria interiorità». Un invito a non cercare lontano, altrove, quello che è dentro di noi. Quello che monta, o assopisce, di momento in momento, visto che di continuo stimoli e percezioni investono i nostri sensi. Un fenomeno costante. Non può che far bene guardarsi dentro, alla luce di questo inevitabile dinamismo. Ogni giorno sarà un momento da ricordare, se lo si assapora fino in fondo. Senza remore. Non mancano, in un’accurata sintesi di tempi presenti e passati, memorie gioiose della gioventù. Inteneriscono indossando un maglioncino dolcevita che altro non è se non la versione autobiografica di quella sua maglietta fina. «L’amore è il sentimento più pieno che si possa provare», sostiene Salvato. Convinzione che si specchia nel motto di Seneca: «Non bisogna rendersi infelici prima del tempo». Salvato passa nel suo amarcord dai giorni della naia, difficili da gestire, fino a un più recente incontro indimenticabile. Un vecchio pescatore intento a riparare una canna da pesca, il suo sorriso disarmante, un caffè lungo, lunghissimo, nel suo capanno. La meraviglia, condivisa, di fronte alla natura. Una preghiera da tramandare come un mestiere che nessuno vuole fare più. È la memoria a mantenere viva la tradizione. Anche attraverso il racconto, anche attraverso incontri da replicare. Vitale riassume i capisaldi di decenni di vissuto perché gli spiace, osserva Tonizzo, «non condividere illuminazioni. Parche, sottili. Lo capiamo: travasa felicità, quella serena, avara d’urlate esagerazioni». I punti esclamativi suoi non sono pugni sul tavolo, ma canti levati al cielo colmi di gratitudine. Insomma, «a Vitale Salvato spetta un abbraccio». Come sancire un comune, vibrante sentire. •

Gian Paolo Laffranchi
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