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21 settembre 2018

Cultura

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08.03.2018

Illuminismo da struscio I matematici Tipi da Bar

La copertina del libro di racconti targato Prospero EditoreGiorgia Boragini: l’autrice
La copertina del libro di racconti targato Prospero EditoreGiorgia Boragini: l’autrice

I «Tipi da bar» (Prospero editore) si riconoscono subito. Somigliano ai cliché che somigliano alle divise euleriane dell’Illuminismo da struscio, il matematico andirivieni di fannullaggini color verde acqua. Diluite. Finché l’alcool diviene sentore, rende ingiustificabile la pazzia. Giorgia Boragini – bolognese di nascita, bresciana d’adozione, collabora con la rivista «Inkroci» – mischia le «b» delle sue due città declinandole in una serie di racconti (15: autonomi e legati e ricalcati) sul passatempo della vita. Che folle lo è per davvero, specialmente nell’esagerazione della normalità quando in testa invece risuona la fanfara del non senso. CHE L’ABBIANO capito o no, i personaggi al Crodino insistono a galleggiare sul pelo dei giorni, ineleganti e sfacciati come l’oliva denocciolata ripiena di chissà quale avanzo panato. Salamoia, salsa cocktail, anacardi fritti. Il food baring dei «Tipi» è senza tempo, mai alla moda. È il comfort del solito cantuccio in cui rifugiarsi per parlare d’altro. Degli altri. Così l’autrice si dà da fare nel semplice grandangolo del quotidiano: guarda, trascrive. Perché il dottor Cesana, Maruska, Andrea Lenzi, Paul e compagnia sono ovunque. Anche, senza retorica, sull’intimo limaccioso fondo vermutiano che sforfora inconfessabili stranezze, una volta scossi nel modo giusto – noi. Questo libro – scritto nell’eleganza – riesce. A far dire «dio mio che schifo»; controllando la postura, schiarendo la voce in colpetti tisico-nervosi, dandosi una regolata manco ci fosse la telecamera gieffina a zoomare sul grotesque. Boragini alla fine spia i segni particolari delle identità, a volte ostili al buon senso, altre sommessamente ironici, sempre più o meno camuffati. Ci sono i branchi oratoriali (incenso e noia), le mamme ossessive, la stilista porca, la selfista nevrotica, il gelataio disilluso. Tanti comprimari antipatici, razzisti, zozzi. A ogni età la sua ignoranza e la sua astuzia. Al bancone del bar come tra i grassi randagi del cimitero, felini fino a un certo punto. «Mancavano almeno due ore al pranzo e non c’era verso di farle passare in modo decente», pensa il venditore ambulante di preghiere. Rubando la parola al tribolare dei giorni disallineati. Significativi al pari di commenti sparsi. Tutti veri, tutti falsi. •

Alessandra Tonizzo
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