17 febbraio 2019

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25.10.2018

CONFLITTI D’IDENTITÀ

«Cosa ne dirà la gente?» è l’opera della regista Hiram HaqHelena Janeczek ha vinto lo Strega per «La ragazza con la Leica»
«Cosa ne dirà la gente?» è l’opera della regista Hiram HaqHelena Janeczek ha vinto lo Strega per «La ragazza con la Leica»

Una «Nazione Indiana» è l'idea di uno spazio composto da molti popoli diversi fra loro. Una diversità orgogliosa e libera di mutare forme e luoghi, attraverso il dialogo, lo scambio, talvolta lo scontro. È attorno a questa visione che è nato l'omonimo blog, tra i più letti a livello nazionale, cantiere di idee che oggi comprende 19 redattori tra cui scrittori, poeti e intellettuali provenienti da tutto il mondo, che per la consueta festa annuale si riunirà sabato e domenica a Brescia, ospite dell'associazione CARME per un week end denso di incontri e letture. IL CENTRO DELLE ARTI Multiculturali e Etnosociali di via delle Battaglie 61, spazio di incontro tra persone, linguaggi e culture, diventerà così la cornice degli interventi di Maria Luisa Venuta, Gianni Biondillo, Silvia Contarini, Giacomo Sartori, Gherardo Bortolotti, Antonello Sparzani e molti altri. Tra gli interventi più attesi, quello di Helena Janeczek, Premio Strega per il romanzo «La ragazza con la Leica» (Guanda, 2017), protagonista sabato alle 16.30 dell'incontro dal titolo «Che cosa ne dirà la gente? Il contesto italiano e le migrazioni di seconda generazione», in dialogo col regista Elia Moutamid. «Cosa ne dirà la gente?» è il titolo del film della regista Hiram Haq, che racconta la storia di Nisha, sedicenne di origine pakistana ma nata in Norvegia, al centro di una grande contraddizione: rispecchiare le rigide regole imposte dalla sua famiglia o adeguarsi alla vita occidentale come i suoi coetanei? Da questo quesito muovono le riflessioni di Nazione Indiana e della Janeczek. «Il tema è centrale perché parla dei conformismi sociali che rendono la vita difficile sia a chi rappresenta una maggioranza sia a chi si trova ad essere minoranza» spiega la scrittrice. «È interessante provare a vedere queste dinamiche su due fronti. Da una parte la creazione dell'appartenenza e dell'identità delle seconde generazioni, e dall'altra parte del mondo autoctono. È un volersi porre delle domande circa i meccanismi di incontro, scontro, conflitto e desiderio che si creano oggi nelle nostre società». Se da un lato i nuovi cittadini europei guardano a un futuro in cambiamento e senza confini, dall'altro assistiamo alla rinascita dei nazionalismi, delle gabbie e della difesa identitaria. «Da una parte abbiamo delle idee comuni e dall'altra abbiamo la realtà che si trasforma, che fa paura ma quando la conosci ne fa molto meno» continua l'autrice. «VIVIAMO nelle contraddizioni, soprattutto tra un mondo immaginato fatto di conservazione identitaria e un mondo che nel frattempo cambia. Scopriamo così che ormai in tante zone d'Italia, come Brescia, i ragazzi sono abituati ad avere compagni che provengono da tante parti diverse del mondo». Come la Gerda Taro descritta nel volume della Janeczek, occorre dunque costruire percorsi liberi di fluttuare, vivendo la propria epoca senza preconcetti e guardando al futuro senza idealizzarlo, ma perseguendo la conoscenza come risposta alla paura informe. «Le nuove generazioni sanno mettere in crisi i concetti di Noi e Loro» conclude la scrittrice Helena Janeczek. «Questo è il momento di riflettere su come la realtà sia più complessa delle rigide posizioni imposte dall'identità, che in realtà può rivelarsi molto fragile». •

Stefano Malosso
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