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martedì, 17 ottobre 2017

IL FASCINO
DEL DIVINO

Vito Mancuso nell’aula magna della Cattolica con Alberti nel 2016Mancuso: «Parliamo del divino, nel monoteismo e nel politeismo» (BATCH)

Esistono titoli e titoli. Quelli stantii, preconfezionati, finiscono per diventare materia vuota e poco significativa. Questo, invece, vive e suscita un approccio critico: «La seduzione di Dio». Etichetta pensata dal festival Le X Giornate per l'incontro di venerdì 22 settembre – alle 18 nell'Aula Magna dell'Università Cattolica di via Trieste (biglietti su Vivaticket a 6,50 euro) –, con Vito Mancuso. Per il teologo caratese si tratta di un gradito ritorno, a un anno dal precedente invito.

«INIZIO ragionando proprio sul titolo: credo che, a essere indagato, debba essere il rapporto degli esseri umani non solo con Dio, ma con il divino in generale – spiega Mancuso –. In questo modo è possibile abbracciare una porzione molto più consistente di umanità: mi riferisco a religioni monoteiste, politeiste, pagane. I buddisti, gli induisti, tanti altri. Un legame che riguarda l'uomo sin dalla sua origine: utilizzare l'aggettivo “divino“ consente di estendere il raggio della riflessione».

Un pensiero che mira a scomporre anche l'idea stessa di seduzione: «L'esigenza di un abbraccio divino non deve cadere nella seduzione, che rappresenta qualcosa di cui difficilmente abbiamo desiderio: vogliamo essere affascinati, non catturati. E la seduzione implica sempre la cattura, il diventare preda di qualcuno». Esiste un antidoto specifico a questo rischio? «L'esercizio del dubbio critico. In ordine a se stessi, alla fede e alle tradizioni, ma anche rivolgendosi al divino». Ricetta che Mancuso elenca precisando la sua identità di studioso: «Sono un esponente della teologia critica, quella che vuole analizzare se stessa, capire cosa intende attraverso un pensiero elementare, che riconduca agli elementi fondamentali. Solo in tal modo la riflessione sul divino e sulla seduzione potrà essere più onesta e persuasiva per l'intelligenza, rimandando al fascino per la libertà».

La giornata di Brescia sarà divisa in due: il convegno pomeridiano e un incontro mattutino con alcuni studenti della città. «Un momento ancora da definire nei dettagli, ma spesso mi capita di recarmi nei licei. A volte i professori fanno leggere un mio libro agli alunni, che poi mi pongono quesiti – precisa Mancuso –, altre volte sono lezioni simili a conferenze. È il momento della vita in cui si deve seminare, quando la mente è ancora aperta, senza semplificare in modo acritico. In genere le risposte sono ottime anche su argomenti complessi: ho molta fiducia nei giovani e nelle loro capacità».

È il contesto del festival artistico a suggerire l'ultimo spunto: che legame esiste tra teologia, divino e arte? «Esiste una scuola di pensiero per cui la teologia è talmente alta da non poter essere paragonata ad altri tipi di espressioni. Io, al contrario, appartengo all'altra». Ovvero? «Quella secondo cui esiste una grandissima assonanza tra la ricerca artistica, in particolare musicale, e quella teologica. D'altronde il termine stesso «musica» trae origine dalle Muse greche, figlie di Zeus. Sono convinto che sia la testimonianza tangibile di come già la mente degli antichi avesse collegato l'idea di musica a quella di dono divino. Ma anche a qualcosa in grado di arricchire: in un mondo fatto principalmente di calcolo e necessità è qualcosa di stupefacente, che richiama a un discorso di grazia e gratuità non comuni».