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18 novembre 2018

Cultura

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18.08.2018

IL SOGNO EUROPEO

Il direttore artistico del festival LeXGiornate Daniele Alberti«La morte della patria», Laterza«L’identità italiana», ed. Il MulinoDettagli per i biglietti per l’incontro con Galli della Loggia al festival sul sito www.lexgiornate.com
Il direttore artistico del festival LeXGiornate Daniele Alberti«La morte della patria», Laterza«L’identità italiana», ed. Il MulinoDettagli per i biglietti per l’incontro con Galli della Loggia al festival sul sito www.lexgiornate.com

«Il sogno si sta trasformando in un incubo». Sgretolato dalle insicurezze diffuse, appesantito da un'unione finanziaria che batte i colpi, e pure dal vecchio assioma dell'homo homini lupus. Solo che al posto dell'essere umano, individuato dal giusnaturalista Thomas Hobbes in pieno '600, ci stanno oggi gli stati. Lupi, tra di loro. Quell'Europa la racconterà, al festival LeXGiornate organizzato da Associazione Soldano, Ernesto Galli della Loggia. Lo storico, giornalista, presenza fissa sulle colonne del Corriere - prima pagina - sarà nell'Aula Magna dell'Università Cattolica di via Trieste il 16 settembre alle 18 (biglietti lexgiornate.com). Con una certa dose di onirismo in filigrana. Si fatica, oggi, ad accostare i termini sogno ed Europa. È già ora di svegliarsi? Per capirlo serve affrontare il tema da una prospettiva storico-politica, quella che mi viene richiesta a Le X Giornate. La volontà di un'architettura europea nasce nel secondo Dopoguerra. Epoca di grandi statisti. Ne ripercorrerò le tappe principali sino ai nostri giorni: quel corpo non gode più di ottima salute. Gli euroscettici cavalcano l'onda, gli europeisti sembrano confusi. La Brexit rischia di essere stata un colpo decisivo? Nemmeno troppo: il Regno Unito ha sempre avuto un ruolo collaterale nell'Unione. Un piede dentro e uno fuori. Il problema è che oggi tutta l'opinione pubblica europea non è convinta di quella proposta. Le statistiche dell'Eurobarometro sul gradimento superano a mala pena il 50%: i vertici non sanno rispondere a certe domande. Quali? Come deve essere organizzata l'Unione Europea a livello di soggetto politico. Quali organi devono essere eletti, come funzionano. Problema che risale alle origini: l'Europa ha funzionato bene a livello economico, ma si è trattato di un ripiego, dettato dall'impossibilità di porre le basi per un'entità politica forte. Difficile pensare a un cambio di rotta, in Italia, con l'attuale governo gialloverde... Decisamente improbabile. Quali sono i punti cruciali del percorso, nei 60 anni che abbiamo messo alle spalle? Il salto dall'economia delle merci a quello della finanza. Il Trattato di Maastricht, nel '92. Il passaggio dai 12 stati membri ai 27, con l'inizio del nuovo secolo e l'allargamento all'Europa Orientale. Tra questi passaggi quello dell' Euro è stato il più ardito: mettere a confronto sistemi Paese molto differenti, con i loro debiti pubblici e tasse. Troppi squilibri, troppa diversità. Aspetti che, in definitiva, continuano a creare problemi. E l'apertura a est? Passaggio ostico: nazioni con culture politiche molto diverse da quelle dell'Europa occidentale. Fortemente nazionaliste, spesso poco liberali o democratiche, legate ai vecchi regimi comunisti. Tra i pochi esempi positivi c'è la Slovenia, che però è un caso a se stante, molto vicino a quello austriaco. In Polonia e Ungheria mi sembra di vedere, invece, molte resistenze. Economia, finanza, politica. Tre piani differenti. C'è una commistione, ovvia, ma è possibile lavorare sui singoli settori a compartimenti stagni? E come? Bella domanda. Per sapere la risposta vi invito a Brescia, il 16 settembre.

Jacopo Manessi
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