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24 ottobre 2017

Cultura

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24.06.2017

«InCertiLuoghi»
traversata poetica
con Fabio Scotto

«Nessuna voce umana attorno/solo il soffio del vento/Dove sono andati tutti? / Dove saranno domani?». È una dolente traversata dell'animo umano «In amore» (Passigli Poesia 2016), raccolta lirica di Fabio Scotto, poeta e docente di Letteratura francese all'ateneo di Bergamo, ospite a Riva di Solto all'interno del festival di poesia «InCerti Luoghi»: partenza alle 15 dall'imbarcadero di Pisogne.

«Questo libro nasce da una materia magmatica che si coagula come per spasmi attorno a dei nuclei imprevisti, affettivi, memoriali, storici, immaginari» spiega Scotto. L'immaginario, ossessione cardine di alcuni fra gli autori che Scotto ha tradotto negli anni, diventa il magma sul quale scivola e si affaccia il presente, col suo carico di volti, di incontri, di umori ora neri ora passionali, capaci di far sobbalzare il sismografo del cuore, per dirla con Breton.

E proprio nei sobbalzi trova la sua ritmica endemica la scrittura del poeta, dando fiato a quella «voce spezzata» che ha modellato il Novecento poetico e letterario. «Questo volume ha un moto poematico, quasi da romanzo in versi. Ho lasciato scorrere la penna, all’inizio volevo tentare un libro che fosse come un’unica frase ininterrotta e ininterrompibile, poi la parola ha trovato le sue pause e modulazioni». Le intermittenze del cuore e della lingua, le esitazioni, le frasi interrotte, le dimenticanze: tutto, nella poetica di Scotto, concorre alla creazione della materia poetica.

UN ESSERE al mondo che marchia, dolente, il finale del volume con i versi dedicati alla strage del Bataclan e a Valeria Solesin, che in quell'inferno trovò la morte: «Dicono che sono morta/ma non è vero/Abito i vostri pensieri/rinasco dalle mie ceneri, Fenice». La voce di Scotto si fa sommessa, carica di pietà, testimone di un tempo inafferrabile che, forse, solo il verso poetico può sfiorare: «La poesia è una forma estrema e irriducibile di resistenza contro chi ci sottrae la libertà di essere noi stessi, di creare il mondo in cui vorremmo vivere, Hugo diceva che è “una forza che va”» conclude l'autore. «Saprà resistere nonostante tutto, finché avremo parola e vita, muore e rinasce ogni volta che un bambino apre gli occhi sul mondo». STE.MA.

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