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24 settembre 2018

Cultura

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19.04.2018

«Le bufale? Ci sono sempre state, ecco come difendersi»

Gianantonio  Stella
Gianantonio Stella

Fake news, una fenomenologia della disinformazione moderna? Balle! (Tanto per restare in tema). Le «bufale» sono sempre esistite. Al più, non si sono mai estinte. Gianantonio Stella lo aveva ribadito sul Corriere, riavvolgendo il nastro in un excursus alle origini della specie. «Non c’è gara: la bufala più grande di tutti i tempi, per quanto si sforzino i russi e tutti gli altri fabbricanti di menzogne stranieri e nostrani, è già stata pubblicata. Tredici secoli fa. E cambiò la storia del mondo sinché non sbucò fuori Lorenzo Valla, che nel 1440, mettendo a frutto gli studi di filologia e di retorica ma più ancora esercitando lo spirito di uomo libero scrisse “Il Discorso sulla falsa e menzognera donazione di Costantino”». Fu uno scandalo. Oppure ancora, balzando in là fino al 1938, ecco Orson Welles alle prese con la mirabolante cronaca in diretta dello sbarco dei marziani, trasmessa il 30 ottobre dalla rete radiofonica Cbs: «Un momento! Sta accadendo qualcosa! Signori e signore, è terrificante! L'estremità dell'oggetto comincia a muoversi, la sommità ha cominciato a ruotare come se fosse avvitata!». Panico e isteria negli Stati Uniti: più di una burla memorabile, quasi un’opera d’arte. Giornalista e scrittore (classe 1953), Stella - intervenuto ieri mattina in Università Cattolica nel primo di un ciclo di incontri tematici con gli studenti organizzato dal corso di laurea in Scienze e tecnologie delle arti e dello spettacolo (Stars) - si è quindi spinto fino alle moderne degenerazioni del web, dove i pifferai delle false notizie proliferano. Un esempio eclatante: Donald Trump e il peso, reale o presunto tale, delle «bufale» virtuali nella sua corsa alla Casa Bianca. Categoria: uso politico delle balle; domanda consequenziale, dal report «Securing Democracy in the Digital Age» realizzato dall’Australian Strategic Policy Institute (ASPI): «E se il complesso e variopinto universo delle fake news riuscisse addirittura a influenzare la democrazia?». QUESTIONE di auto-percezione degli utenti: «Perché una bufala si riveli efficace non è necessario che convinca tutti. È sufficiente che crei un certo livello di confusione, in modo da minare la fiducia nelle fonti ufficiali». Districandosi nella selva oscura, Stella ha però osservato anche l’altro lato della medaglia: «Oggi imbrogliare è facile, ma smentire l’imbroglio lo è altrettanto: basta un attimo per farlo, in passato ci volevano secoli. Il senso del tempismo nel giornalismo è profondamente cambiato Direi stravolto: una volta la differenza la faceva chi arrivava per primo e i primi erano considerati anche i più affidabili. Adesso funziona esattamente al contrario, la notizia in sé ha perso valore: approfondimento, qualità della scrittura, ironia, storie originali, abilità nel raccontarle…sono i punti di forza su cui puntare. Ecco perché uno come Montanelli oggi avrebbe ancora più fortuna di ieri». •

E.ZUP.
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