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24 novembre 2017

Cultura

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12.10.2017

Sublime Cinquecento
Tre «riflettori» puntati su palazzo Averoldi

Palazzo Averoldi è forse l’esempio più importante di dimora gentilizia bresciana del Cinquecento. Fu voluto nel maggio 1544 dai fratelli Giovanni Andrea, Leandro, Mario e Fulgenzio, figli del conte Giovan Paolo, che ne affidarono la costruzione agli architetti bergamaschi Pietro e Marcantonio Isabello, nei pressi del monastero di Santa Croce vicino alle mura.

Il palazzo è noto per gli affreschi di Romanino e Lattanzio Gambara che abbelliscono alcune sale al pianterreno dell’ala a mattina, ma custodisce anche un raro esempio in Brescia di «cineseria» in una sala al primo piano, le cui pareti sono decorate con 4 pannelli lignei. Il palazzo negli anni Trenta del Novecento fu acquistato dalla Casa di Dio e la Fondazione Onlus, che oggi ha le redini dell’istituzione assistenziale, è impegnata a promuovere una serie di restauri. Nel Salone del Carro, affrescato da Romanino e Gambara, e nella sala (eccezionalmente aperta) dell’ala settecentesca, dove ha sede il Rotary Club si terranno tre conferenze sulla storia e i restauri del palazzo.

OGGI ALLE 17 l’architetto Pietro Balzani, della Fondazione Casa di Dio, presenterà «Nuovi studi sul cantiere degli Averoldi in Santa Croce nei secoli XVI-XIX» e Barbara Bettoni, dell’Università di Brescia, parlerà di «Stili di vita e organizzazione dello spazio domestico a Brescia in Età moderna, Il caso di Palazzo Averoldi».

Il 19 ottobre la storica dell’arte Elena Lucchesi Ragni interverrà su «Le meraviglie di due pennelli… Romanino e Lattanzio Gambara in Palazzo Averoldi» e Silvia Cretella dell’Università di Verona sul «Rinnovamento di Palazzo Averoldi in età neoclassica: 1788-1796». Il 26 ottobre i restauratori Elisa Pedretti, Maria Cristina Regini e Alberto Fontanini presenteranno i restauri. F.D.L.

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