Questo sito web utilizza i cookie anche di profilazione al fine di migliorarne la fruibilità. Continuando ad usufruire di questo sito, l'utente acconsente ed accetta l'uso dei cookie. Informazioni
giovedì, 14 dicembre 2017

LA FANTASIA
DI ISHIGURO

Kazuo Ishiguro, 63 anni, Premio Nobel per la letteratura 2017 (BATCH)

Il successo di libri venduti o una popolarità recentemente acquisita non sono i criteri che portano al Nobel per la Letteratura. Semmai conta che i giudici di Stoccolma vogliano stupire - come è stato per l’ultimo nostro premiato, Dario Fo nel 1997 - o talvolta anche imbarazzare - è il caso l’anno scorso di Bob Dylan, quando il cantautore ha prevalso sullo scrittore; tanto le previsioni dei bookmakers sono regolarmente smentite.

Inoltre capita che un nome sia importante a livello nazionale, ma poco conosciuto nel mondo. Il Premio Nobel della letteratura al giapponese Kazuo Ishiguro offre quegli elementi di novità e curiosità che piacciono alla giuria. Così il motivo espresso ieri alla proclamazione di Stoccolma: «I romanzi di Ishiguro sono dotati di grande forza emotiva per cui l’autore ha svelato l’abisso del nostro illusorio senso di connessione con il mondo».

Lo scrittore, nato a Nagasaki ma fin da ragazzo residente a Londra, nell’albo dei Nobel, soddisfa anche le esigenze di rotazione delle nazionalità, accontentando insieme giapponesi e inglesi: l’ultimo nipponico a vincere è stato Kenzaburo Oe nel 1994 e gli ultimi britannici Harold Pinter e Doris Lessing, nel 2005 e 2007. Ostili invece gli risultano le classifiche: in Italia quasi mai si è trovato nelle prime posizioni, ma anche nei Paesi non anglofoni.

Allora è spontaneo il dubbio: forse il premio all’autore sarebbe stato più naturale all’indomani del suo capolavoro, «The remains of the day», pubblicato nel 1989, «Quel che resta del giorno» in Italia: la storia di un maggiordomo impeccabile, che antepone il suo dovere ai sentimenti personali, all’epoca della seconda guerra mondiale. E’ rimasto noto il film di James Ivory con Antony Hopkins e Emma Thompson. Il romanzo capolavoro meritava all’epoca il Nobel: ma il riconoscimento allo scrittore viene oggi, e sa quasi di premio alla carriera, pur considerando la relativamente giovane età di Ishiguro, che a novembre compirà 63 anni.

In un articolo degli anni ’90, il caustico scrittore indiano Salman Rushdie, da anni londinese per la fatwa che l’ha colpito con «I versi satanici», ricordava una lista del 1983 coi «venti scrittori della migliore gioventù britannica»: Ishiguro all’epoca aveva scritto solo «Un pallido orizzonte di colline». Un decennio più tardi il Sunday Times lo confermava tra i grandi, ma allora l’autore aveva aggiunto i romanzi «Un artista del mondo effimero» e «Quel che resta del giorno», vincitore del Booker Prize.

A giudicare quel lasso di tempo, dunque, lo scrittore era passato da giovane di buone speranze ad autore che aveva realizzato la sua promessa, confermata da un folto ed affezionato gruppo di lettori. Praticamente si è costruito la carriera in un decennio. Ma le sei successive opere sono rimaste nell’ombra, soprattutto per il pubblico italiano. Così la sua narrativa la conosciamo indirettamente soprattutto dal film: una nostalgica rievocazione dei valori del passato, che non torneranno più. A questo punto la motivazione del Nobel può addirittura diventare stridente.

Allora sarà il caso di leggere i libri successivi al capolavoro, che Einaudi riproporrà nei prossimi mesi: dal 1995 al 2015, Ishiguro ha scritto «Quando eravamo orfani», «Non lasciarmi», «Notturni», «Gli inconsolabili» e «Il gigante sepolto». Quest’ultimo, pur non essendo entrato tra i libri più venduti, è stato giudicato un romanzo di straordinari sentimenti. Ambientato ai tempi di Re Artù, appartiene formalmente al mondo fantastico e mitologico. Ora il successo del genere fantasy l’abbiamo constatato qualche settimana fa alla Mostra del cinema di Venezia col Leone d’Oro a Guillermo del Toro per «La forma dell’acqua». Pare che il miglior modo per raccontare la realtà sia diventata la fantasia. Questo conferma la forza della letteratura, compresa l’aura poetica di Ishiguro.

Intervistato dalla Bbc, Kazuo Ishiguro ha commentato a caldo: «Spero che ricevere il premio in questo mondo incerto incoraggi forza, bene e pace». Ed ha sottolineato che è un grande onore per lui ricevere il massimo riconoscimento letterario internazionale, perciò implica una grande responsabilità. Naturalmente è stata una notizia inaspettata, in considerazione del fatto che un altro giapponese era indicato tra i superfavoriti, vale a dire Murakami Haruki. Si erano poi fatti tanti altri nomi, ma il Nobel è sempre una sorpresa.

Per quanto riguarda le prime interviste, dopo la proclamazione, viene in mente qualche anno fa il francese Patrick Modiano, scrittore schivo e riservato, che sembrò spaventato davanti alle telecamere; invece il cantautore Bob Dylan l’anno scorso evitò ogni ingerenza mediatica, creando peraltro notevoli dissapori. Ishiguro si è invece concesso approfittando per lanciare messaggi positivi: «In questo mondo incerto nei suoi valori c’è bisogno di leadership e sicurezza».