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18 agosto 2018

Cultura

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13.01.2018

40 ANNI DI CULTURA

Filippo Perrini, il sindaco Emilio Del Bono e Rolando AnniLa libreria di corso Magenta a Brescia aperta dal 1976 al 1984
Filippo Perrini, il sindaco Emilio Del Bono e Rolando AnniLa libreria di corso Magenta a Brescia aperta dal 1976 al 1984

Jacopo Manessi Come un paziente sarto del sapere che, per quarant'anni, ha cucito un habitus critico su misura per la città. Libero da pregiudizi deterministici o visioni materialiste posticce, che tendessero a togliere all'essere umano le sue responsabilità. «Una vita senza l'esame del pro e del contro non è degna per l'uomo di essere vissuta», disse Socrate per mano di Platone, la frase che è stata scelta come epigramma in calce al libro intitolato «I 40 anni della Ccdc, una storia lunga e appassionata» a cura di Rolando Anni, per celebrare il quarantennio d'esistenza della Cooperativa Cattolico-democratica di Cultura. UN VOLUME contenuto, ma impressionante. Più, a detta dello stesso autore, per la seconda parte: un apparato ricchissimo che ripercorre conferenze, mostre, iniziative e tanto altro, al servizio come sempre della città. Parlano i numeri: 825 incontri spalmati nell'intervallo in questione, con 130 relatori stranieri tra cui premi Nobel, filosofi, artisti e scrittori. Vale la pena citare alcuni mostri sacri come il dissidente sovietico Andrej Siniavskj, l'intellettuale Julia Kristeva, recentemente il pensatore Salvatore Veca, Dominique Lapierre, il cacciatore di nazisti Simon Wiesenthal, l'artista tedesco Gunter Demnig, divenuto famoso grazie alle «Pietre d'inciampo», poste davanti al portone di casa delle vittime dei regimi nazi-fascisti. UN PERCORSO condito dall'apertura di una libreria in Corso Magenta – dal 1976 al 1984 –, che trovò per molti anni un punto di riferimento nel fondatore-presidente Matteo Perrini, e oggi in continuità con il figlio Filippo, che ne ha raccolto l'eredità. «In questi anni siamo sempre riusciti a svolgere le nostre attività perché la cittadinanza ci ha seguiti – racconta quest'ultimo –. La nostra è un'esperienza collettiva, non c'è un uomo solo al comando, ma tutte le decisioni sono frutto di confronti d'insieme. La coscienza che ci caratterizza si arricchisce con una visione cristiana della vita, che ci spinge a porci domande sempre nuove». E a confrontarsi con realtà spesso messe in secondo piano da certi modelli di pensiero. «Questo sguardo alto ha caratterizzato l'attività della Ccdc, e ha saputo guardare alla cultura contemporanea, ma anche più lontano. Con una grande attenzione alle realtà ignorate negli anni 70, ad esempio il dissenso nei paesi dell'est». Secondo un'autonomia che si è trasformata nel tempo in una cifra identitaria ben definita. Come testimonia la memoria storica del sindaco di Brescia Emilio Del Bono, che per un decennio fu tra i probiviri della cooperativa. «La Ccdc, prima dell'avvento delle nuove tecnologie e dei mezzi di comunicazione, è stato un veicolo culturale sul mondo, un modo per ascoltare i protagonisti della storia a casa propria. L'ispirazione cristiana non ha provocato un'ottusità o una piegatura. Anzi, la capacità di essere dialogici non è mai venuta meno». Così come la voglia di regalare pillole di cultura a Brescia, anche per i prossimi 40 anni. •

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