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25 maggio 2018

Cultura

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04.01.2018

Arriva «Quando» com’era la sinistra e com’è diventata

Betty Zanotelli Una vita spenta. E poi riaccesa, all’improvviso. Una vita interrotta. E poi ripresa, inaspettatamente. Durano oltre trent’anni le vicissitudini di Giovanni, vittima di un grave incidente a Roma durante i funerali di Enrico Berlinguer. Il ragazzo è solo un ventenne nel 1984 quando il bastone che sorregge uno striscione inneggiante al leader comunista gli cade in testa mandandolo in coma e relegandolo ad un’esistenza vegetativa. Eppure, la sua vita non finisce lì anzi, il tragico evento diviene lo spartiacque per una svolta sorprendente, che ha del miracolistico: il giovane si risveglia dopo trentatré anni. Ora è un ultracinquantenne che si trova catapultato nel 2017, in un altro secolo e in un altro millennio. Inizia così l’ultimo romanzo di Walter Veltroni, «Quando» (Rizzoli, pp. 317, 19 euro) con un protagonista che, dopo anni di «sonno» profondo, riprende coscienza in una realtà per molti versi a lui sconosciuta. Un urlo lacerante nella clinica in cui è ricoverato da un tempo infinito, suggella la sua rinascita che sbalordisce medici, infermiere, suore. Paradossalmente è Giovanni il meno sorpreso anche perché non si rende conto di ciò che è successo, convinto com’è di essere ancora nel 1984. Il cammino verso una rinnovata consapevolezza sarà molto arduo e spesso disperante perché c’è un uomo maturo che ha perso tutti gli affetti (genitori e fidanzata) e deve immergersi in un mondo che è progredito a sua insaputa e che proprio per questo lo costringe ad adeguarsi assimilando conoscenze usi, costumi, passaggi storici a lui ignoti. Una suora «comunista» che lo ha sempre assistito durante la degenza e una psicologa si assumono il difficile compito di avvicinarlo alla nuova realtà sia dal punto di vista pratico sia, più in profondità, raccontandogli i fatti che hanno caratterizzato gli anni del suo «oscuramento»: la scomparsa dei vecchi partiti, Tangentopoli, l’ascesa della mafia, l’avvento della Lega di Bossi, l’assassinio dei giudici Falcone e Borsellino, la discesa in campo di Berlusconi, il trionfo di Prodi, l’attentato alle Torri gemelle in America, l’Europa a ventotto Stati, il passaggio all’euro, il terrorismo dell’Isis. Eventi del passato che si intersecano con un presente che deve fare i conti con gli ideali e le battaglie del giovane comunista Giovanni, che offrono lo spunto per un’analisi sulla trasformazione/evoluzione del Pci in Ds e poi Pd. Ecco allora che il romanzo è un viaggio nella memoria della sinistra e, allo stesso tempo, pare la metafora di un partito, oggi alla ricerca di una coscienza, se non perduta almeno offuscata. Impresa non facile, eppure votata alla speranza. E infatti, fuor di metafora, dopo il risveglio, il percorso di Giovanni verso la riappropriazione di sé, ancorché lungo e travagliato, sembra destinato a compiersi consentendogli anche di rivedere Flavia, la fidanzata di un tempo, ora sposa e madre felice, che, tuttavia, gli riserverà una rivelazione sorprendente. Tutto ciò è narrato con passione e una levità riscontrabili in una scrittura priva di orpelli e alimentata da frequenti citazioni di film e canzoni proprie di quel trentennio. Qua e là riaffiora la nostalgia di un passato più vivo del presente che, tuttavia, sembra preludere a una rinascita. •

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