Seguici... Facebook Twitter Google+ Feed RSS
21 luglio 2018

Cultura

Chiudi

15.06.2014

DESAPARECIDO KAFKIANO

Juan Octavio Prenz, nato a Ensenada in Argentina nel 1932, residente a Trieste dalla fine degli anni Settanta, docente universitario di letteratura spagnola prima in Argentina, poi alle università di Lubiana e di Trieste, ha al suo attivo raccolte di versi e un buon numero di romanzi, scritti in spagnolo e tradotti in diverse lingue. Ora esce, nella traduzione italiana di Betina Lilián Prenz, Il signor Kreck (Diabasis, 284 pagine, 18 euro): un romanzo, già valutato positivamente dalla critica di lingua spagnola, davvero singolare. Singolare perché in esso si realizza con naturalezza la compresenza di due elementi contrapposti: da un lato un'astrazione quasi surreale, dall'altro un'ambientazione storicamente concreta e realisticamente rappresentata.
Partiamo da quest'ultima per chiarire chi è il protagonista, ossia il signor Kreck del titolo: siamo a Buenos Aires, nel 1977, al tempo della dittatura militare e della triste realtà dei desaparecidos. Krek è un signore sulla sessantina, emigrato giovanissimo in Argentina dalla nativa Istria (sono i due mondi dell'autore, cronologicamente invertiti nella vita del personaggio di invenzione), con un ottimo impiego in una compagnia di assicurazioni, sposato, con una figlia a sua volta sposata. Tutto è regolare e pacato nella sua esistenza sia sul piano del lavoro che su quello familiare. Lo caratterizza una riservatezza non burbera ma rigorosa, per la quale avverte un bisogno di solitudine – non detto esplicitamente e non tale da inquinare il suo rapporto con la moglie – che lo porta ad affittare, in segreto assoluto, un appartamento in città in vista di momenti di isolamento, di concentrazione nei suoi intimi pensieri. E qui, nelle sottili annotazioni sul carattere di Kreck, entra la dimensione spiazzante, allusivamente metafisica, che si affianca a quella realisticamente storica.
Le due dimensioni si intersecano e si scambiano reciprocamente ombre e ambiguità nel momento in cui l'affitto segreto di quell'appartamento diventa la causa che fa di Kreck un indagato per complotto contro il regime, un arrestato innocente e ignaro della colpa che solo oscuramente gli viene addebitata, fino a un rilascio che...
No, non sarebbe corretto rivelare il finale, perché il romanzo tesse, fra altre cose, anche la tela della suspense, la quale ha il suo diritto di non essere tradita. E poi il finale è anche aperto: limitiamoci a dire che Kreck, senza smentire la singolarità che lo caratterizza, troverà il modo di sparire senza essere precisamente un desaparecido. Inevitabile parlare di vicenda kafkiana per il motivo dell'arresto senza esplicitazione della colpa. Ma forse il romanzo, che ha una struttura la quale alterna la narrazione in terza persona al monologo che fluisce nella «coscienza» di Kreck e alle «testimonianze» della moglie e di altri comprimari, è tutto nutrito della lezione della grande letteratura novecentesca della crisi: in questa cornice crediamo vada inquadrato questo personaggio inquietantemente alla ricerca di una sua difficile (impossibile?), intima, autentica libertà.

Giulio Galetto
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento richiede l’utilizzo di un “cookie di dominio” secondo quanto indicato in Informazioni sulla Privacy del sito; l’invio del commento costituisce pertanto consenso informato allo scarico del cookie sul terminale utilizzato.

pagine 1 di 1

Sondaggio

Dopo gli attentati dei terroristi islamici a Parigi, quali misure andrebbero adottate dall'Italia?
ok