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21 settembre 2018

Cultura

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05.03.2018

Dopo un secolo e mezzo le quattro sorelle March rimangono nel cuore

«Piccole donne» al cinema
«Piccole donne» al cinema

È stato scritto 150 anni fa, eppure resta nel cuore di tutte le donne che lo hanno letto da bambine e sembra resistere anche ai tempi dei social. Il capolavoro di Louisa May Alcott, «Piccole donne», uscito nel 1868, tradotto in 50 lingue, continua ad essere un bestseller: solo le librerie Feltrinelli ne vendono ancora oggi ogni anno oltre 4mila copie e qualsiasi casa editrice che voglia inaugurare una collana di classici inserisce «Piccole donne» tra i titoli. Un libro che sembra essere un evergreen anche al cinema, grazie alle numerose trasposizioni filmiche. Nei panni di Jo, Meg, Amy e Beth si sono cimentate famose attrici: nel 1933 Katharine Hepburn, nel 1949 Elizabeth Taylor, nel 1994 Winona Ryder e Susan Sarandon, e ora si aggiunge Maya Hawke, la figlia di Uma Thurman, che a breve impersonerà la coraggiosa Jo nella nuova produzione della Pbs americana. «Piccole donne è il primo libro che ho letto», ha dichiarato la giovane attrice, e «Jo è uno dei miei personaggi preferiti». Ambientato in America ai tempi della guerra di secessione, il libro che racconta le vicende delle sorelle March ha appassionato tante generazioni di donne. L’autrice Louisa May Alcott, sostenitrice del suffragio universale esteso alle donne, scrittrice per ragazzi, ha avuto il merito di creare un romanzo dal forte substrato femminista. Le quattro protagoniste infatti perseguono la propria realizzazione, chi scrivendo, chi suonando, dipingendo o aiutando l’economia familiare. Nata in quella che oggi è diventata Philadelphia, Louisa May Alcott era figlia di un noto filosofo trascendentalista e di una suffragetta impegnata nel sociale. Come la protagonista del suo libro, la Alcott comincia a scrivere per bisogno, la famiglia infatti vive traversie economiche e la giovane Louisa, seconda di quattro figlie, inizia a pubblicare a pagamento brevi racconti. «Piccole donne» prende spunto dalla realtà della sua famiglia, composta appunto da quattro figlie femmine che vivono, con padre e madre, in un cottage. Il romanzo è considerato tra le 100 opere fondamentali della cultura americana. La Alcott, impegnata nell’affermare i diritti delle donne e tenace abolizionista della schiavitù, scrisse oltre 300 libri, ma sarà ricordata solo per le quattro sorelle di «Piccole donne» e per i libri della saga: «Piccole donne crescono», «Piccoli uomini» e «I ragazzi di Jo». La sua eroina Jo, intraprendente fanciulla dai modi da maschiaccio, fu modellata dall’autrice su se stessa. «Ai tempi dei telefonini», ha aggiunto Maya Hawke, «Piccole donne non sarebbe mai esistito. Certe emozioni e certi sentimenti sono stati distrutti dal texting». Forse è per questo che le ragazzine leggono ancora il libro della Alcott.

Anna Lisa Antonucci
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