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18 gennaio 2018

Cultura

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02.01.2018

FIRMATO SANTA CLAUS

Lo scrittore lombardo Giuseppe Pontiggia (1934-2003)
Lo scrittore lombardo Giuseppe Pontiggia (1934-2003)

Andrea Lugoboni «Ricevo milioni di lettere, ma è la prima volta che ne scrivo una. Vorrei denunciare una situazione che è diventata precaria». Firmato Babbo Natale. O Santa Claus, inizialmente San Nicolao, patrono di Bari e ancora prima vescovo nella città di Mira (Asia Minore). È Giuseppe Pontiggia (1934-2003) a dargli la parola in uno dei suoi racconti natalizi raccolti nel libro «Una lettera dal Paradiso. Storie di Natale» (Interlinea, pp. 80, 8 euro). Fare regali come segni di speranza, questa è la sfida di Santa Claus, perché i doni natalizi non sono per forza legati alla smania consumistica che travolge un po’ tutti a dicembre. Anche il vescovo barbuto (dalla carica ecclesiastica viene il suo mantello rosso, ci dice Pontiggia) è in difficoltà: sono lontani i tempi dei trenini e delle bambole, stare dietro agli aggiornamenti tecnologici dei nuovi giocattoli è un’impresa. «Ironia e profondità sono i tratti della scrittura di Pontiggia», spiega il critico Daniela Marcheschi, «comico e senso del tragico si mescolano per suggerire il nodo etico di una festa sacra diventata l’occasione per spendere». Per esempio per fare una vacanza tutti insieme in Turchia, simulando l’apparenza delle famiglie felici, e nascondendo solitudine e tradimento. Ma il Natale non è solo quello dell’avido e avaro Ebezener Sgrooge del Christmas Carol di Charles Dickens, ripresentato nella figura del risparmiatore seriale Massimo Lovati. In questa festa rimane anche il segno di un’origine religiosa che ormai è solo una rovina: residuo ma anche traccia misteriosa di un passato lontano. Spiega Fulvio Panzeri, curatore del libro: «La forza che esce da questi racconti è rimanere sulla soglia, guardare al mistero pur rimanendo non credenti, senza la pratica religiosa. Pontiggia amava leggere i testi sacri, psicanalisi, storia della filosofia, linguistica da cui trova la forza per avvicinarsi a un’idea di arcano che avvolge l’uomo, di cui anche il Natale è testimonianza». Lo dimostra il fascino del racconto «Non vi era posto per loro nell’albergo» dove la mangiatoia del Vangelo di Luca diventa un simbolo religioso, ma anche la solitudine e il rifiuto vissuti su un letto d’ospedale. «Pontiggia è ancora poco conosciuto in Italia, ancora meno la sua innovativa attività di critico letterario. È molto più studiato all’estero», spiega Marcheschi. Uno scrittore in cui l’ironia può diventare segno di speranza. Né è un esempio il finale della Lettera dal Paradiso: «Solo le lettere dei bambini nei Paesi sottosviluppati mi ricordano l’Europa dei miei tempi. Mi suscitano però, più che la nostalgia, una sensazione di angoscia e di ingiustizia. Chiedo, dunque, per disservizi e ritardi, comprensione. Persino il papa ha parlato di silenzio di Dio. Ma io alle lettere dei bambini devo rispondere con un dono. Sono sempre stati, nei secoli, il futuro della Terra». •

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