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21 gennaio 2018

Cultura

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22.12.2017

Gamoneda, versi alla ricerca della luce

Arnaldo Ederle Antonio Gamoneda è considerato il maggior poeta vivente spagnolo e l’editrice LietoColle propone un volume di proporzioni notevoli, «Canzone erronea» (pp. 223, 15 euro) con la traduzione di Roberta Buffi. Gamoneda, vincitore di svariati premi nazionali, è presente nella letteratura iberica con 47 titoli tra opere di poesia e saggi. Il libro si presenta come una selva incolta di sorprendenti poesie espresse in un linguaggio libero da impicci morfologico-sintattici che giocano, in una malinconia quasi congenita, con una continua, selvaggia iniezione di immagini forti e incalzanti come martellate nell’incedere dei versi, spesso lunghissimi e pregni di immissioni a volte surreali, a volte piane e leggibili con facilità. D’altra parte è lo stesso poeta che, nelle sue Note e Confidenze, suggerisce una lettura attenta, non tanto a una visione organizzata del volume, ma a un’attenzione, poesia per poesia, delle liriche che appaiono volta a volta. Ecco una frase, un verso che spesso ricorre nelle sue riflessioni: «Non so». E’ una breve frase che testimonia la sua idiosincrasia, quella sensazione che lo fa così dubbioso della sua salute mentale, che è del tutto poetica, naturalmente, «la tua luce indomita, Elisa,/ dammi/ la tua luce». Di questa «luce» avrebbe veramente necessità Antonio Gamoneda. E di tale necessità avrebbe bisogno fino a tre quarti dell’intero volume quando, d’un tratto, il suo dettato si apre ad un’esposizione più accessibile e maggiormente aperta alle sue necessità di sfogo della sua anima così pregna di malinconia e di insipienza del vivere e cerca il modo di finire questa sua sofferenza nella poesia come nel suo credere nel beneficio di tutte queste «cose» che «non sa» e che avrebbe tanta urgenza di sapere. Siamo in quel «terzo» menzionato sopra dove il dettato del poeta si schiarisce, in cui compare Cecilia, al cui ricordo si rivolge in questa poesia: «Oggi ho visto Cecilia. La sua chioma è piena di luce./ E’ cresciuta in silenzio. Ora è alta e magra come le ragazze che abitano le canzoni antiche». Gamoneda ha bisogno di questa chiarezza, e l’ha sentita in questa coda della sua raccolta come un viatico per la sua futura pace. •

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