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21 ottobre 2017

Cultura

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27.09.2017

I colleghi di Maigret
Quando il «giallo»
diventa umorismo

Non è una sorpresa per gli appassionati di Georges Simenon (Liegi 1903 - Losanna 1989), leggendo «Il club delle vecchie signore e altri racconti» (Adelphi, pp.168, 10 euro, traduzione di Leopoldo Carra), rilevare l’humour e lo spirito scanzonato di un autore che ci aveva abituati all’umanità e all’equilibrio del commissario Maigret, o alla durezza intelligente dei suoi romanzi più riusciti.

Non è una sorpresa – ribadiamo - perché tra il 1929 e il 1962 il grande belga ha scritto ben 178 racconti improntati a questa vis scherzosa che si concludono appunto con questo quarto volume, le avventure del detective dell’Agenzia O, «una delle agenzie investigative più famose del mondo».

E Simenon, che ormai ci ha preso gusto, si diverte a metterli nelle situazioni più incongrue creando quasi un vaudeville, una farsa sottile che vira nel comico.

Dopo questi 14 racconti - buttati giù nel solo mese di giugno 1938 a La Rochelle, apparsi nella collana «Police Roman» nel 1941 e raccolti poi in volume nel 1943 -, Simenon abbandonerà al loro destino i quattro protagonisti di queste indagini scanzonate. Comunque, sarà valsa la pena di fare la loro conoscenza, pur restando degli innamorati di Maigret.

Con «Il club delle vecchie signore» ecco che Adelphi completa la pubblicazione dei racconti sull’Agenzia O, fondata da Torrence che in precedenza, per più di tre lustri, è stato ispettore di polizia e attivo aiutante di Maigret. Non certo l’ultimo arrivato, quindi, ma anche in questo caso, come nella serie ben più nota, il suo apporto rimane spesso secondario, visto che la punta di diamante è il fotografo dell’agenzia, Émile, che svolge anche buona parte del lavoro di indagine e deduzione. Gli altri due membri sono Berthe, segretaria che spesso non si limita al suo ruolo ufficiale, e Barbet, il cui passato da criminale lo rende molto abile sul campo.

Le avventure sono sempre condite dall’ironia, e Simenon sembra amplificare questa attitudine, ficcando volutamente i suoi detective in situazioni paradossali. In «Prigioniero di Lagny» vedremo sia Torrence che Émile in palese «difficoltà» nell’interrogare un pittore, difficoltà dovuta non tanto alle capacità dialettiche dell’interrogato quanto alla presenza di due modelle ben poco vestite. «Una vampata di caldo. E non è solo il caldo. Di punto in bianco Émile e Torrence sono entrati in un mondo così diverso che gli è salito il sangue alla testa... Sul divano di fronte alla porta è sdraiata una figura che si potrebbe scambiare per una statuina. È davvero una donna? Non è piuttosto un’effigie di cera? È proprio una donna, una giovane giapponese completamente nuda, che fuma una sigaretta orientale e il cui sguardo indifferente sfiora appena Torrence e il suo collega. Su un altro divano, con indosso una sfarzosa vestaglia, la ragazza bruna che i due uomini hanno ammirato poco prima si trastulla con un gatto siamese».

Nel racconto titolare, «Il club delle vecchie signore», scopriremo cosa ha di tanto speciale questo club visto che un uomo ha finto di essere una donna pur di entrare a farne parte, e in seguito assisteremo anche all’arresto di Torrence, bloccato dai suoi stessi (ex) colleghi di Quai des Orfèvres con l’accusa di tentato ricatto nei confronti di un artista molto noto.

Grazia Giordani
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