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21 settembre 2018

Cultura

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23.02.2018

I sogni di quei mecenati che hanno fatto l’Italia

Adriano Olivetti, industriale e grande mecenate
Adriano Olivetti, industriale e grande mecenate

La lungimiranza e il gusto di Ignazio Paternò Castello, che nel corso del ’700 legò per sempre il nome della propria famiglia alla storia di Catania, rendendo la sua dimora, Palazzo Biscari, un trionfo di magnificenza barocca e uno scrigno perfetto per ospitare una preziosa collezione archeologica. La personalità vulcanica di Suor Giovanna da Piacenza, badessa coltissima del convento femminile di San Paolo a Parma, che fece affrescare da un giovane Correggio un’ala del complesso monastico e, accettando la clausura totale solo alla fine della sua esistenza, nel 1524, riuscì a preservare dal tempo e dalle vicende storiche una delle testimonianze artistiche più importanti della città emiliana. La visione di Ernesto Nathan, sindaco di Roma nei primi anni del ’900, che espresse un'idea internazionale della città, dando impulso a progetti di utilità pubblica e anche di rinnovamento urbanistico, come le passeggiate dei Parioli, il quartiere San Saba, la zona industriale dell'Ostiense. E poi le imprese di Ottaviano Augusto e Cosimo de’ Medici, Elvina Pallavicini, Giulio II della Rovere, Adriano Olivetti, perfino Benito Mussolini e ancora tanti altri. Sono vicende di ambizione, intrighi politici, commerci e passioni amorose, ma soprattutto di un sincero amore per il bello e per l'arte quelle raccontate da Costantino D’Orazio nel libro «Mercanti di bellezza» (Rai Eri, pp. 320, 18,90 euro), che offre al lettore trenta godibili ritratti di mecenati, alcuni più famosi, altri dimenticati tra le pieghe della storia. Il libro, che raccoglie in forma scritta l'esperienza dell’autore a Rainews24 con la rubrica «Ar - Frammenti d’Arte», porta alla ribalta con uno stile brillante storie per lo più poco note, ma fondamentali nella costruzione del nostro patrimonio artistico, così invidiato all'estero e troppo spesso poco considerato in patria. Come scrive D'Orazio nell’introduzione, «l’Italia è uno dei Paesi più belli e ricchi d’arte del mondo, non soltanto perché ha dato i natali a geni e artisti formidabili, ma anche perché ha formato re, imperatori, cardinali, Pontefici, imprenditori, sindaci, nobildonne e collezionisti visionari, che hanno perseguito la follia di investire sogni e denaro nella bellezza, spesso con scarso sostegno e comprensione da parte di propri contemporanei». Pochi conoscono le mirabili imprese di questi protagonisti, che nell'arte hanno riposto i loro sogni di gloria, le loro sfide, le loro ambizioni, immaginando progetti così imponenti e magnificenti traducibili in realtà solo dalla genialità di un artista che magari fino a quel momento non aveva avuto la possibilità di dimostrare il suo valore. Ma per gratificare la propria personalità e realizzare sogni di bellezza impossibili, i mecenati nel corso dei secoli hanno fatto a tutti l'incomparabile dono di capolavori d'arte ancora oggi visibili e di questo l'umanità deve rendere loro merito. •

Marzia Apice
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