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25 giugno 2017

Cultura

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14.04.2017

I «versi criminali» di Gaia Formenti

Vittime e carnefici, ecco il tema ideato da Gaia Formenti per questa interessante plaquette che parla di tutti gli ultimi delitti femminili nella nostra Italia. L’autrice è una poetessa che insegna regia e sceneggiatura alla Scuola di Cinema di Milano Luchino Visconti, ha 35 anni, ha pubblicato poesie in rivista. «Poesie criminali» (Stampa Ed., pp. 28, 6 euro), è una sequela di dieci interventi della poetessa che ne passa liricamente i fatti principali, anzi l’animo principale che costituisce il «fatto», anzi la storia morale e la sintesi della tragedia fino all’atto criminale che ne termina appunto la storia e la connessione finale, il fatto delittuoso che spesso non si sa da dove scaturisca ma che infine provoca il disastro umano e la sua tristissima realtà.

La sua è una scrittura secca e tagliente, ma senza alcun accanimento senza alcuna aggressione, inimicizia o altro che parli del delitto e delle sue inclinazioni alla malvagità, che invece esiste e si manifesta nell’atto crudele della soppressione e della inimicizia che coinvolge l’assassino. Sembra la descrizione lirica di uno dei tanti fatti che popolano la nostra fantasia inchiodata all’atto delittuoso, una specie di collasso della mente dell’uomo di fronte all’inevitabilità della morte. «Crisi della bontà della traccia/ esaltata con il luminol//soggetti insufflati dall’esterno/ mancanza di risonanza affettiva/ delle corde vocali». Questa è una traccia delle tante che la Formenti individua per il celebre delitto di Erba.

«L’aria chiusa dentro al finestrino/ tra le foglie la sua bocca ti chiama/ la sua bocca fossile/ forma del tuo nome»: è il delitto di Melania che scompare una domenica di primavera. Il suo corpo viene ritrovato trafitto da 35 coltellate nel bosco di Ripe di Civitella.

Samuele viene ucciso una mattina di gennaio in uno chalet di Cogne. Ha tre anni. Ed ecco la chiusa del commento lirico di Gaia Formenti: «...la testa ancora calda/ ingombra la stanza/ ingoia le pareti/ ti fissa curiosa/ con occhi mai sazi/ quella testa formidabile/ che brilla sotto le lenzuola». La poetessa la vede in questo ineffabile modo, piena di pietà, di compassione, e ne esalta la tranquillità, la consapevolezza del suo stato inequivocabile, uno stato di assoluta quiete.

Arnaldo Ederle
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