19 febbraio 2019

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15.01.2019

IL 27 GENNAIO DI NERI POZZA

«La guerra tedesca»La copertina di «1933»
«La guerra tedesca»La copertina di «1933»

Nel mese della commemorazione della Shoah e della giornata della memoria, il 27 gennaio, giorno in cui, nel 1945, furono abbattuti i cancelli di Auschwitz, la casa editrice Neri Pozza ripropone romanzi e best-seller che meglio raccontano, attraverso il vissuto di uomini e di donne comuni, le conseguenze delle persecuzioni razziali. LACERAZIONI DI GUERRA. Con «I Goldbaum» (pp. 448, 18 euro, traduzione di Laura Prandino) Natasha Solomons propone lo straziante tema dell’amore in guerra e dei doveri che essa impone. Nella Vienna del 1911, la ventunenne Greta Goldbaum cresce con un’indole libera nel microcosmo orgogliosamente chiuso dei Goldbaum, dinastia tra le più ricche del mondo, la cui forza si poggia sul denaro e il senso della famiglia. Costretta dai genitori, Greta si trasferisce in Inghilterra per sposare Albert, un lontano cugino. I due si detestano, a prima vista. Ma poi si avvicinano. Finché la guerra si abbatterà su di loro. Per la prima volta in 200 anni, i Goldbaum saranno su fronti opposti e Greta dovrà scegliere tra la famiglia che ha creato in Inghilterra e quella che è stata costretta a lasciare in Austria. IL BEST SELLER. Con la nuova edizione di Neri Pozza torna nelle librerie «Jakob, il bugiardo» (pp. 252, 15 euro, traduzione di Mario Devena), romanzo d’esordio del polacco Jurek Becker (1937-1997), pubblicato in Germania nel 1968 che ispirò anche l’omonimo film con Robin Williams del 1999. Becker, ebreo scampato ai lager, coglie nella vicenda del commerciante polacco Jakob un paradosso esistenziale che può rinnovarsi ovunque: vive in un mondo stravolto, dove ciò che era normale risulta impensabile e la più orribile realtà è una necessità quotidiana. Per essere creduto Jakob mente e per dare una vera buona notizia deve inventare una storia fasulla. Con la bugia di possedere una radio, comunica agli altri membri del ghetto che i russi stanno riconquistando i territori occupati e che si avvicina la liberazione. Rinasce allora la speranza, il ghetto si rianima, tuttavia la pietà da cui era nata quella bugia non scongiurerà il dramma di un viaggio finale su un carro soffocante. ELABORAZIONE. In «Chiamerò la polizia» Irvin Yalom (pp. 80, 12 euro, traduzione di Serena Prina) esplora i suoi temi cari - memoria, paura, amore e guarigione – attraverso il colloquio con un vecchio compagno di studi, Bob Berger, che gli lancia una richiesta di aiuto. Nei loro 50 anni di amicizia, Berger non ha mai rivelato quello che gli è accaduto, in quella che sembra ormai un’altra vita. Ora è costretto a farlo. Berger racconta a Yalom l’angoscia di un passato lacerato dalla guerra: fingendo di essere un cristiano è sopravvissuto all’Olocausto. Ma dopo una vita segnata da espiazione e repressione, un pericoloso incontro ha risvegliato quei dolorosi ricordi. Insieme, Berger e Yalom interpretano i frammenti di una storia che, per essere finalmente dimenticata, va affrontata in tutti i suoi più intimi risvolti. L’AMORE IN GUERRA. «Gli aquiloni» di Romain Gary (pp. 347, 14 euro, traduzione di Giovanni Bogliolo) si apre nella Normandia degli anni ’30. Gary (1914-1980), autore di «Educazione europea» (Neri Pozza, 2006) che Sartre giudica il miglior testo sulla Resistenza, racconta la storia di una promessa d’amore infantile tra i ragazzini Ludo e Lila. Ludo vive a Cléry con lo zio Ambroise, postino rurale tornato pacifista dalla Grande guerra e con la passione di costruire aquiloni, che l’ha reso una celebrità. Lila vive in Normandia solo in estate. Suo padre è Stanislas de Bronicki, finanziere ed esponente di una delle grandi dinastie aristocratiche della Polonia. Il romanzo è la storia dell’ostinata fede di Ludo in quell’incontro. Che non viene meno. Neppure quando, durante l’invasione tedesca, Lila e la sua famiglia scompaiono e Ludo si unisce alla Resistenza per salvare il suo villaggio dai nazisti. PASSATO SCONOSCIUTO. Caso letterario pubblicato nel 1995 e seguito dal film «The reader», con Kate Winslet, «Il lettore» di Bernhard Schlink (pp. 206, 16 euro, traduzione di Chiara Ujka) è ambientato nella Germania degli anni ’50 alle prese con l’archiviazione, o la rimozione, degli orrori della guerra, attraverso la relazione tra il quindicenne Michael Berg e la trentenne Hanna Schmitz, la sconosciuta che lo ha soccorso in strada quando si è sentito male. Occhi azzurri, capelli biondo cenere, volto spigoloso, Hanna esercita un’attrazione fatale sul ragazzo che, nel suo modesto appartamento, riceve l’iniziazione alla vita sentimentale intervallata dallo strano rituale imposto dalla donna: la lettura ad alta voce da parte del ragazzo dei classici tedeschi. Poi Hanna svanisce nel nulla. Anni dopo, il ragazzo, studente di legge, la rivede in un’aula di tribunale in cui si celebrano gli Auschwitzprozesse. Hanna è imputata. RIMOZIONI. Colpe e rimozioni della Germania dopo la guerra sono affrontate anche da «Il disertore» di Siegfried Lenz (pp. 268, 17,50 euro, traduzione di Riccardo Cravero). Scritto nel 1952 non fu pubblicato perché l’editore, un ex membro delle SS, si rifiutò essendo stato Lenz un disertore. Il volume ha atteso 64 anni ed è stato pubblicato postumo, ritrovato tra le carte dello scrittore dopo la sua morte, e narra di un giovane posto dinanzi alla più ardua delle decisioni: scegliere tra la cieca appartenenza alla sua terra e il suo sentimento della giustizia. Arricchito da amare riflessioni sulla Germania, sulla patria e sulla guerra, l’opera è un romanzo intenso e pacifista. E c’è molto di Lenz, prigioniero di guerra e disertore, nel protagonista Walter Proska, scampato a un attentato delle forze partigiane a un treno di trasporto delle truppe diretto a Kiev. Il giovane si ritrova nel forte Waldesruh, in una foresta afosa e infestata da insetti, che pullula di partigiani armati. Tra quelle mura, i soldati reagiscono ognuno a modo suo. Proska si pone domande pressanti: è più importante il dovere o la coscienza? E si può agire senza rendersi colpevoli? •

Maria Vittoria Adami
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