18 febbraio 2019

Cultura

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08.01.2019

IL CONGEDO DI BALISTRERI

Lo scrittore Roberto Costantini
Lo scrittore Roberto Costantini

In Italia i mondiali di calcio rappresentano uno dei pochi eventi capaci sia di unificare la nazione, sia di imprimersi nella memoria collettiva. Ma nell’universo dello scrittore Roberto Costantini una partita della Coppa del Mondo ha un significato ben diverso: un’altra indagine scissa fra due piani temporali e, di conseguenza, un altro conto con il passato da chiudere. Dalla sovrapposizione di due finali (1982 e 2006, vinte entrambe dall’Italia) è iniziata nel 2011 la «Trilogia del Male», scaturita dalla fantasia dell’autore (nato a Tripoli nel 1952, ingegnere e dirigente della Luiss Guido Carli di Roma) e insignita del Premio speciale Giorgio Scerbanenco 2014 quale «Migliore opera noir degli anni 2000». Ed è proprio in concomitanza di un altro match storico, la semifinale Italia-Argentina 1990 (disputata il 3 luglio allo Stadio di Napoli, regno di Diego Armando Maradona), che prende il via quella che potrebbe essere l’ultima avventura del commissario Michele Balistreri: «Da molto lontano» (Marsilio, pp. 608, 19,90 euro), ambientata da una parte nell’estate in cui ovunque risuona il ritornello «Notti magiche, inseguendo un gol...» e dall’altra fra dicembre 2017 e gennaio 2018, l’epoca della grande crisi, del movimento MeToo e della lotta al femminicidio in un paese dove la maggioranza degli abitanti «conosceva a memoria quasi tutta la formazione degli azzurri campioni del mondo 1982 e 2006. Meno del cinque per cento ricordava almeno un nome delle donne uccise o stuprate negli ultimi dodici mesi». Dopo la Trilogia, composta dai best seller «Tu sei il male» (2011), «Alle radici del male» (2012) e «Il male non dimentica» (2014), Costantini ha pubblicato due indagini di Balistreri («La moglie perfetta», 2016 e «Ballando nel buio», 2017) fruibili anche per chi non avesse letto il trittico del Male, ma ora ha deciso che per il suo commissario, sbirro disilluso nel passato (che lo vede andare alla deriva fra donne, Gitanes, Lagavulin e dischi di Leonard Cohen) e pensionato pessimista nel presente, è giunta l’ora del bilancio definitivo. Ad avviare l’indagine di «Da molto lontano» è la scomparsa, avvenuta durante i Mondiali del 1990, di due giovani: lui sembra Paul Newman ed è il figlio di uno spregiudicato palazzinaro, mentre lei, che somiglia a Catherine Deneuve, è un’orfana di umili origini, legata suo malgrado alla camorra. Purtroppo l’apparente fuga d’amore oltre il divario sociale sfocia nel crimine. Crimine che rimane irrisolto sino al 2018, quando un’agghiacciante scoperta riapre il caso. Balistreri non solo non è più un commissario, ma sta iniziando a perdere la memoria e, al contrario di quanto vorrebbero la compagna Bianca e la figlia Linda, se ne infischia altamente di cambiare stile di vita per tentare di arginare l’amnesia retrograda. Eppure è lì che si cela il tassello mancante di un puzzle che, una volta risolto potrebbe permettergli di raggiungere la serenità o almeno, come direbbe il suo amico Angelo Dioguardi, di riuscire a guardarsi «da molto lontano, dimostrando ogni giorno di essere meglio di ciò che eri». Per Costantini il giallo ha sempre rappresentato la via ideale per scavare negli abissi dell’animo umano, nonché per analizzare le dinamiche più scomode della società italiana, e questo libro (forse uno dei suoi lavori più politici) non fa certo eccezione. «Vivevo in un paese dove la gente perbene, quella che lavorava umilmente ogni giorno, aveva scritta in fronte a lettere di fuoco la parola PERDENTE», medita il quarantenne Balistreri nel 1990. «E quello non era il risultato di un’incapacità, era il frutto cinico e pianificato dei vincitori. Che non erano solo i potenti erano migliaia e migliaia di arrampicatori, profittatori, lestofanti e sanguisughe. La maggior parte ormai dei cittadini del nostro paese». E oggi constata che ingiustizie e corruzione non hanno fatto che aumentare, sino a divenire quasi socialmente accettabili perché inevitabili. La vera tragedia è che non pare esserci alcuna soluzione, tranne la resistenza privata di chi non vuole piegarsi al sistema dominante, accettando però di pagare il prezzo di tale scelta. Pervaso da un’atmosfera crepuscolare e costellato da figure femminili inafferrabili, «Da molto lontano» si dipana magistralmente fra doppi e tripli giochi (di potere, di soldi e di sangue) fino a giungere a un finale simbolico, a cui segue un epilogo estivo che segna il congedo da un protagonista tanto radicale quanto leale. Un antieroe politicamente scorretto che, nel corso degli anni, abbiamo imparato ad amare e odiare, ma senza mai riuscire a far a meno di lui. Se si tratta di un addio o di un arrivederci lo sa solo l’autore, in ogni caso: grazie, commissario. •

Angela Bosetto
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