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23 giugno 2018

Cultura

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17.02.2018

Il coraggio dei fratelli Cervi detto ai ragazzi

I Cervi: Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio, EttoreLa copertina del libro
I Cervi: Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio, EttoreLa copertina del libro

Forse succede. Ad alcuni lo scheletro pesa meno, pur essendo di una lega diversa. Un malleabile ferro che li rende pietosamente eroi. Se succede, è successo con la famiglia Cervi. «La Resistenza dei sette fratelli Cervi» (pubblicato da Einaudi Ragazzi) è il suo racconto, composto da due bresciani: Annalisa Strada (dopo un lungo periodo di servizi editoriali, i libri per ragazzi, con riconoscimenti tra cui il «Premio Andersen» e il «Premio Gigante delle Langhe») e Gianluigi Spini (per oltre quarant’anni il teatro dentro le scuole, nel 2011 il «Premio Arpin»), moglie e marito. DA CONTADINI a fittavoli, i Cervi misero a frutto ingegno e conoscenza per emanciparsi col sudore sulla dura terra, condividendone i frutti negli anni bui del fascismo. Si era tra le campagne di Reggio Emilia, si assisteva con stupore all’ardimento democratico di un nucleo che non mollava, anzi s’organizzava nella lotta, granaglie e rivoltelle. Divennero una banda. Rifugio ai dissidenti, volantinaggio, azioni di sabotaggio. Fino alla fine. Il 28 dicembre 1943, contro al muro del poligono di tiro: Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio ed Ettore Cervi fucilati, giovani e liberi, insieme al compagno di lotta Quarto Camurri. Ad Alcide e Genoeffa, genitori orbi di prole, la missione della memoria, vessillo di dedizione, sacrificio, e un crepacuore fatale. Questo il fatto storico. Che la Storia ha assorbito, fagocitato e svincolato poi dai sussidiari. «In quelle condizioni, a chiunque altro sarebbe venuta voglia di starsene il più possibile in disparte e inosservato, aspettando tempi migliori. Ma ai Cervi no». Anni di paura, soprusi, fame. Gli autori rispolverando sovversivo coraggio sono coraggiosi. Ché in queste condizioni – tutt’altra paura, altri soprusi, altra fame –, per i giovani spesso vincono favole in rima che alla guerra fanno buh(ona notte). INTRODUZIONI e appendici forniscono la cornice didattica. Ogni passaggio narrativo è contestualizzato all’àncora documentaria. Su tutto, la patina di dolcezza presa in prestito dalle sfide amare, dal fondo di fiera umanità che le alimenta. Quando il sostentamento era latte e sale – le bestie accudite come figli, la lingua della resistenza un piatto di pastasciutta clandestino sulla piazza. Soprattutto le parole giuste, oggi, hanno trovato Strada e Spini. Ripulite, spiegano l’incedere senza righello che è dei giusti: «Avanzavano lenti e, anche se i chilometri non erano tanti, era un viaggio importante, perché un viaggio vero non lo misuri da quanta strada percorri, ma da che salto fai con la testa, l’immaginazione e l’intelligenza. Un viaggio è un progetto». •

Alessandra Tonizzo
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