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21 settembre 2018

Cultura

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26.02.2018

IL DIAVOLO IN PAGINA

La copertina del romanzo
La copertina del romanzo

Di Paolo Maurensig (nato a Gorizia nel 1943, da molto tempo cittadino di Udine), fin dall’esordio nel ’93 con il romanzo di grande successo «La variante di Lüneburg», è stata notata la tendenza di sapore mitteleuropeo a scavare nelle ombre dell’anima, nei segreti che spesso l’uomo cela a se stesso. Ora è in libreria «Il diavolo nel cassetto» (Einaudi, pp. 116, 13,50 euro), un racconto che di sapori mitteleuropei ne ha più d’uno: dall’ambientazione (un villaggio della Svizzera tedesca isolato in una valle incassata fra montagne e foreste) alla limpidezza della narrazione esercitata su una materia oscura come la presenza demoniaca, dal raccontare inteso come esercizio della memoria che ricostruisce il passato all’alternarsi e fondersi di drammaticità e ironia. All’inizio l’autore dice di aver casualmente trovato un manoscritto, recapitatogli anni addietro, mai letto, dimenticato da tempo; ora lo legge: è il racconto di uno sconosciuto che riferisce di aver ascoltato il racconto angosciato e angosciante di un prete. Dunque: il racconto di un racconto che parla di un racconto (spaventoso, quest’ultimo); e comprendiamo che il libro ci parla del raccontare, di parole scritte in cui si travasano parole dette che rimandano a fatti, persone, eventi: alla vita. Insomma a un’idea di letteratura. Questa, in sintesi inevitabilmente approssimativa, la trama del racconto per così dire di terzo grado (racconto d’un racconto d’un racconto): nel villaggio isolato di cui si è detto e nel quale la tradizione dice che Goethe, durante un viaggio (forse il ritorno dal viaggio in Italia), trascorse una notte, tanto che tre locande a lui intitolate oggi si contendono la gloria di averlo ospitato, tutti gli abitanti del paese, dal parroco ad alcuni notabili, ai più umili cittadini, scrivono, sognando più o meno segretamente di essere pubblicati, come se la memoria del passaggio di Goethe avesse trasmesso a tutti una passione letteraria. Un prete di città, padre Cornelius (è lui il narratore di quello che abbiamo chiamato «racconto di terzo grado»), mandato dalle autorità diocesane ad assistere l’anzianissimo parroco del villaggio interessato ormai soltanto a scrivere le sue memorie, avverte la pericolosità di quella frenesia letteraria che contagia tutti e intuisce che l’arrivo di un editore che fa balenare a quegli affamati di gloria la facile possibilità di essere pubblicati è in realtà l’arrivo del diavolo: perché se il compito e l’arma del diavolo consistono nella tentazione, non c’è persona più disposta a farsi tentare e a cedere alla tentazione dell’aspirante letterato. Così la lotta che si ingaggia fra padre Cornelius e quel diavolo-editore insieme grottesco e tragico si risolverà in una grottesca e tragica sconfitta di tutti: dei valligiani svizzeri dalle ridicole ambizioni letterarie, del diavolo che, in questa storia, è un esemplare mortale e effettivamente muore ammazzato, di padre Cornelius il quale, avvertendo nei lugubri, terrificanti lamenti notturni delle volpi affette dalla malattia della rabbia il simbolo angosciante dell’orrore diabolico, scaverà nel buio rimosso della propria psiche (il diavolo è Freud?) trovando cose assai poco rassicuranti. Un apologo, questo «Diavolo nel cassetto», che oscilla con elegante equilibrio fra una divertita ironia sull’ambizione letteraria e la rabbrividita consapevolezza che margini oscuri di vizio assediano le maschere luminose delle umane virtù. •

Giulio Galetto
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