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22 novembre 2017

Cultura

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08.11.2017

L’Islam e l’amore rimosso
Come gli «ulema» hanno
radicalizzato i sentimenti

Donne con il burqa durante una manifestazione in Iraq
Donne con il burqa durante una manifestazione in Iraq

«Dio ha espresso il suo amore verso l’uomo e la donna usando bellissime metafore, che collocavano la donna in una posizione onorevole e dignitosa, ma gli ulema, servendosi di alcuni versetti circostanziali e di una valanga di detti del Profeta, deboli di referenza, poco attendibili, inverosimili, sono riusciti a cancellare tutte queste immagini coraniche generalizzando un linguaggio dispregiativo e umiliante verso la donna», ridotta a «serva che ha il compito di eseguire gli ordini del marito e di esaudire i suoi desideri». È un passaggio del libro di Ferial Mouhanna «Islam, amore o odio?» (Jouvence, pp. 145, 14 euro), in cui la sociologa e studiosa siriana di islamistica affronta il tema di una «scomparsa» dalla letteratura teologica dell’Islam: la scomparsa di tutte le parti dedicate all’amore. Di fatto un «tradimento» del messaggio originario di Mohammad. La studiosa, già docente all’Università di Damasco, rilegge in un agile saggio il Corano e la Sunna alla ricerca del «sommerso», ossia di tutti quegli elementi in cui vi si parla dell’amore. Amore di Dio per l’uomo, che supera anche la giustizia; amore di Dio che non impone obblighi all’uomo; amore tra l’uomo e la donna e tra genitori e figli. Ma anche l’amore della misericordia e della clemenza divina, e quello del perdono che prevale sulla punizione. E di un Dio che «ha categoricamente proibito ai suoi adoratori, compresi i Profeti e i Messaggeri, di esercitare qualunque forma di castigo contro quelli che lo hanno rinnegato». Come è dunque potuto accadere che l’Islam appaia sempre più associato al fanatismo e alla violenza? Sono le interpretazioni e la giurisprudenza degli ulema che ha condotto a questa rimozione, è la tesi di Ferial Mouhanna, che ha ridotto gli insegnamenti del Profeta ad un complicato prontuario di atti (lecito o proibito), impartito ai credenti con toni perentori ed intimidatori; che ne ha congelato l’interpretazione nelle cinque scuole giuridiche sviluppatesi nei primi secoli dopo la morte di Maometto, e che nemmeno il «risveglio» del pensiero islamico del XIX-XX secolo ha saputo far uscire dal suo carattere «oppressivo e medievale». Nemmeno l’Islam «moderato» nel nostro tempo, sottolinea ancora l’autrice, sa far uscire l’interpretazione dominante dal suo immobilismo e non ha il coraggio di compiere «una reale scelta di campo». Un Islam moderato ma «inerte», accusa infine la studiosa siriana, che sta contribuendo anch’esso a trasformare il terrorismo «in un micidiale strumento nelle mani di forze e potenze regionali e internazionali, palesi e occulte» per «provocare sanguinosi conflitto di stampo etnico, religioso e soprattutto confessionale». Per essere efficace, conclude infatti Ferial Mouhanna, la lotta al terrorismo «non può essere condotta senza un effettivo contributo da parte dei musulmani stessi».L.B.

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